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Azzera

10 album trovati

Cover di URGH

URGH (2026) ✰

Mandy Indiana

Electronic Noise Rock

Quando premi play alla prima traccia di questo disco, dopo pochi secondi ti inizi già a chiedere cosa stai ascoltando. La sensazione inizialmente può non essere piacevole: l'effetto è straniante, angosciante, disturbante — ma estremamente attrattivo. E l'attrazione viene da un'operazione quasi impossibile da replicare: miscelare elettronica da club, musica industriale e noise rock in modo così equilibrato da plasmare qualcosa che suona come un genere a sé stante. I Mandy, Indiana sono un quartetto di Manchester con Valentine Caulfield unica componente francese — ed è proprio la sua voce, cantata quasi interamente in francese, a fare da filo conduttore tra architetture sonore che altrimenti rischierebbero di implodere. La batteria di Alex Macdougall si innesta su bassi spinti e distorti, le distorsioni vengono portate spesso all'estremo, e la voce di Caulfield non cerca mai di fare da melodia: è un ulteriore elemento della texture, un'arma in più.

URGH è un disco senza melodie facili, senza nulla che sia lì per farsi piacere in fretta. Eppure la fusione di questi suoni, il modo in cui le produzioni cambiano pelle nel corso del disco, gli conferisce un'attrattività magnetica difficile da spiegare. Si potrebbe dire qualcosa di ogni traccia perché questo disco non ha momenti di crollo. Tra le più significative, vale la pena partire proprio dalla fine: I'll Ask Her è un culmine climatico nel senso più letterale, con una base che apre su bassi che sembrano esplosioni di bombe e distorsioni che imitano quasi dei lamenti umani. È anche uno dei brani centrali nella narrazione del disco: il tema della violenza sessuale, la rappresentazione di una società disumanizzata e violenta, un mondo in piena decadenza — tutto condensato in pochi minuti di rumore controllato.

Dodecahedron ha invece una chiave esplicitamente politica, con riferimenti diretti ai conflitti contemporanei — "Vuoi che si ricordino di te / Come qualcuno che ha applaudito la pioggia di bombe?" — e una produzione particolarissima: la batteria sembra arrivare da un sottopassaggio o da un angolo angusto e industriale, poi una pioggia sonora elettronica finale che ti spiazza e lascia sospesi. E poi c'è Sicko!, con un featuring di billy woods che a prima vista sembra un innesto improbabile, ma funziona alla perfezione: woods sulle basi ansiogene e horrorcore ci sguazza, e il suo flow su questa produzione suona come se non avesse mai fatto altro.

La copertina racconta tutto il resto: un volto scheletrico, senza pelle, che ti fissa — in realtà un'illustrazione anatomica rinascimentale tratta dalle tavole di Andreas Vesalius, reinterpretata dallo studio grafico Carnovsky. Il corpo come campo di battaglia, il dettaglio scientifico trasformato in immagine perturbante. È la metafora perfetta per quello che succede dentro il disco.

URGH è un disco che non incontra il suo ascoltatore a metà strada. Lo aspetta dall'altra parte.

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angosciante aggressivo

Miglior traccia: I’ll Ask Her

Hits: I’ll Ask Her, Dodecahedron

100
Tier 1° · Rank 46°
Cover di Sabotage

Sabotage (2026)

Alix Perez

Electronic Dubstep

Bass music, dubstep e produzioni liquide. Mettetevi le cuffie e lasciatevi “sabotare” dal suono di Alix Perez per 38 minuti.

Il disco si muove tra questi generi senza mai diventare caotico o pomposo. È proprio questa pulizia costruttiva a renderlo interessante: non punta sull'impatto immediato o sulle esplosioni gratuite, ma su un equilibrio che regge dall'inizio alla fine, creando un'atmosfera di tensione costante, a tratti oscura, sempre intrigante.

Ci sono tracce che ti agganciano al primo ascolto: Evil Twin, Mother Cell e Watch This — quest'ultima con Cesco — sono i punti d'ingresso ideali per chi si avvicina al genere per la prima volta.

Non è un disco che stravolge, ma è un lavoro solido e ben calibrato, che sa esattamente cosa vuole essere. Per chi è nuovo alla bass music, è un ottimo posto da cui cominciare.

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misterioso angosciante

Miglior traccia: Evil Twin

79
Tier 4° · Rank 227°
Cover di Hexed!

Hexed! (2025)

aya

Electronic Hardcore

Musica destrutturata, suoni che non capisci subito dove vogliono portarti, rumore e degradazione sonora, atmosfere angoscianti, incursioni hardcore e dub senza quei drop banali di un certo tipo di elettronica. hexed! è tutto questo: elettronica sperimentale pura, che suona diversa dalla gran parte di quello che si sente oggi.

È un disco a cui va dato il giusto tempo, che non si apre subito ma quando arriva è difficile resistergli. aya si muove tra hardcore, dubstep e club senza affondare mai del tutto in nessuno di questi generi, costruendo un'esperienza di ascolto che non assomiglia a quasi niente d'altro. I brani più efficaci su questo versante sono Peach, Off to the ESSO o Navel Gazer, ma non mancano momenti più rarefatti, quasi atmosferici — quelli che potrebbero accompagnare le scene più oscure di un film apocalittico — come la title track hexed!.

Su questo tessuto sonoro decostruito da qualsiasi convenzione, aya parla di dipendenze e traumi: non li rievoca con distanza, li rimette in scena con tutta la loro urgenza. Se bisogna trovare un appunto, la produzione è quasi sempre più forte della parte vocale. aya non canta nel senso tradizionale del termine — sembra piuttosto vomitare parole e frasi in preda a un delirio interno — ma nonostante sia in prima linea, a tratti rischia di passare in secondo piano rispetto a ciò che le sta intorno. Ma è un limite che il disco riesce ad assorbire senza perdere forza.

hexed! è uno dei lavori più interessanti e coraggiosi sentiti nell'elettronica degli ultimi anni. Punto.

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angosciante aggressivo

Miglior traccia: Off to the Esso

Hits: Off the Esso, Peach, Navel Gazer, Time at the Bar

92
Tier 2° · Rank 119°
Cover di U

U (2026)

underscores

Electronic Hyperpop Dubstep

U è un disco che mi ha portato dritto alle vibes di Jack Ü, la coppia Skrillex-Diplo: EDM, dubstep, computer music, dance con voce femminile pop e BPM pronti a partire a razzo. La formula è quella, o almeno è così che l'ho percepita da non grande frequentatore del genere.

April Harper Grey ha una voce che si adatta bene a queste sonorità, e alcune soluzioni sono genuinamente interessanti. Innuendo (I Get U) è forse il momento più riuscito: la produzione procede a scatti, spezzata, e lei asseconda quel ritmo anche nel fraseggio, creando una simbiosi tra voce e beat che funziona. Music spinge su vene hyperpop e sembra celebrare la forza della musica in modo diretto, quasi universale — un brano che sa il fatto suo.

Detto questo, il disco non convince sempre. Hollywood Forever parte con scelte sonore che possono risultare poco incisive, e solo verso il finale, quando il drop prende corpo, riesce a guadagnarsi un po' di attenzione. Bodyfeeling soffre di un problema simile: produzione che non lascia il segno, un po' anonima rispetto al resto.

underscores ha concepito U come un disco da spazi di transito — aeroporti, centri commerciali, hotel — e forse questo spiega qualcosa. C'è un'accessibilità voluta in questo progetto, che può essere un punto di forza come un limite, a seconda di cosa cercate.

Se il genere vi appartiene o avete curiosità per le derive pop più sperimentali, vale la pena. Per gli altri, si può passare oltre senza rimpianti.

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euforico sensuale

Miglior traccia: Innuendo (I Get U)

68
Tier 6° · Rank 304°
Cover di Deadbeat

Deadbeat (2025)

Tame Impala

Electronic Dance House Techno

Con Deadbeat, Kevin Parker prende una direzione inaspettata e lo fa in modo dichiarato: il titolo stesso lo anticipa. Deadbeat in inglese indica le persone pigre, svogliate — ma è forse anche un riferimento alle sonorità del disco, dance e techno, generi oggi abbastanza desueti. Un disco nato in un momento di stanca creativa, di perdita di stimoli, che sono poi gli stessi momenti in cui si tende a mettere in discussione sé stessi — riflessione che Parker porta nel disco in modo esplicito.

Il problema è che questa scelta ha un costo: il suono risulta spesso impersonale, privo di quel segno distintivo che rende riconoscibile Tame Impala. Potrebbe essere il lavoro di qualsiasi DJ, e questo costa caro in termini di identità — soprattutto per chi arriva da Currents.

La voce si amalgama bene con le strumentali club-oriented, e non mancano momenti più pop come Dracula o My Old Ways, ma la psichedelia e la componente alternative rock che lo hanno reso grande spariscono completamente.

Forse, per citare una delle canzoni, Not My World: questo non è il suo mondo, solo una parentesi.

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giocoso euforico

Miglior traccia: Not My World

Hits: My Old Ways, Not My World

66
Tier 6° · Rank 314°
Cover di Random Access Memory

Random Access Memory (2013) ✰

Daft Punk

Electronic Funk Disco

Random Access Memories è il quarto e ultimo album dei Daft Punk — e anche il loro congedo più ambizioso. Uscito nel 2013, ha vinto il Grammy come Album of the Year, oltre a Record of the Year per Get Lucky. Per un disco di musica elettronica, non è poco.

Il progetto è dichiaratamente un atto d'amore verso il funk e la disco di fine anni '70 e inizio '80 — quella musica fatta di bassi profondi, chitarre sincopate e produzioni lussureggianti che veniva da Los Angeles. Per farlo, i Daft Punk hanno abbandonato quasi del tutto gli strumenti elettronici e hanno chiamato i musicisti dal vivo: su tutti Nile Rodgers, chitarrista dei Chic e figura centrale di quella stagione musicale, che porta su Get Lucky e Lose Yourself to Dance una groove autentica, non simulata. Giorgio Moroder — il padre della disco elettronica, l'uomo dietro i successi di Donna Summer — appare invece quasi come un simbolo, un passaggio di testimone tra generazioni. Pharrell Williams completa il quadro dal lato contemporaneo.

Non sono un amante di questa tipologia di musica, e lo dico chiaramente: il funk e la dance non sono il mio territorio naturale. Eppure Get Lucky e Instant Crush funzionano anche su di me, perché hanno melodie trascinanti e ritornelli che entrano in testa senza chiedere permesso. Ma il momento del disco che può più colpire è Motherboard, strumentale puro: una produzione che cresce lentamente, diventa liquida e oscura, poi si riapre come una rivelazione. È il brano più cinematografico del disco, quello che devia di più dall'impianto funk e che dimostra quanto i Daft Punk fossero capaci di andare oltre il genere che stavano celebrando.

Per questo, anche per chi non ama la dance o il funk, RAM vale l'ascolto. Non perché sia obbligatorio piegarsi al suo impianto — ma perché dentro ci trovi anche altro.

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euforico malinconico

Miglior traccia: Get Lucky

Hits: Get Lucky, Giorgio by Moroder, Motherboard

84
Tier 3° · Rank 199°
Cover di In: Titolo

In: Titolo (2025) ✰

Giulia Impache

Electronic Neo Psychedelia

In: Titolo è il primo disco della cantautrice torinese Giulia Impache. È un album complesso, di pura sperimentazione, portata anche all’estremo: distorsioni elettroniche, strutture poco lineari, pochi vocalizzi su basi psichedeliche e suoni difficilmente riconducibili a qualcosa di familiare.

Non è un ascolto immediato, anzi: è un disco difficile da metabolizzare e, per certi versi, anche da apprezzare fino in fondo. Però è proprio questo il punto di forza del progetto, che prova a spingersi oltre i confini dei generi.

È il tipo di lavoro che probabilmente non si lascia capire subito, ma che acquista senso (o almeno ci prova) con il tempo.

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giocoso misterioso

Miglior traccia: Ogni Cosa

79
Tier 4° · Rank 225°
Cover di Scary Monster and Nice Sprites

Scary Monster and Nice Sprites (2010)

Skrillex

Electronic Dubstep Brostep

La prima volta che senti Rock 'n' Roll (Will Take You to the Mountain) o la title track, la reazione immediata è una sola: ma cosa sto sentendo? È un suono disorientante, macchinoso, come parti metalliche che stridono tra loro — eppure in qualche modo riesce a diventare melodico, a rimanere impresso, a farti venire voglia di riascoltarlo.

Con questo EP Skrillex non inventa la dubstep, ma la trasforma in qualcosa di nuovo e di suo: quello che i puristi del genere avrebbero presto ribattezzato "brostep", una versione più aggressiva e americanizzata della dubstep britannica, costruita su drop devastanti e bassi che sembrano motori in avaria. È questa versione del genere — spettacolare, immediata, quasi mostruosa — che nel giro di pochissimo tempo conquista il mainstream globale.

I brani che reggono meglio il tempo sono quelli dove il contrasto tra violenza sonora e melodia funziona al massimo: la title track, Rock 'n' Roll, e Kill Everybody, che tra l'altro è diventata una delle sue hit più riconoscibili. Il tutto prodotto su un laptop nell'appartamento di Skrillex — un dettaglio che dice molto su quanto il suono sia questione di visione, non di mezzi.

L'EP è il punto di partenza di un percorso che porterà Skrillex a imporsi come uno dei producer più influenti del decennio, con brani come First of the Year (Equinox) e Bangarang a consolidare quello che qui viene seminato. Ma è già tutto qui, in questi pochi brani alieni e irresistibili.

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aggressivo euforico giocoso

Miglior traccia: Rock 'n' Roll (Will Take You to the Mountain)

Hits: Rock 'n' Roll (Will Take You to the Mountain), Scary Monster & Nice Sprites

89
Tier 2° · Rank 157°
Cover di F*CK U SKRILLEX YOU THINK UR ANDY WARHOL BUT UR NOT!<3

F*CK U SKRILLEX YOU THINK UR ANDY WARHOL BUT UR NOT!<3 (2025)

Skrillex

Electronic Dubstep Drum&Bass

La scelta del titolo è geniale: FUCK U SKRILLEX YOU THINK UR ANDY WARHOL BUT UR NOT! <3 è una tag lasciata su un muro probabilmente da un fan deluso, che Skrillex fotografa e piazza in copertina — un gesto di autoironia che dice già molto sull'attitudine del disco.

Quello che troviamo dentro è una lunga successione di pezzi brevi, spesso collegati in multitraccia, dove si mescolano sonorità electro e dance con dubstep e drum & bass — come in ANDY o VOLTAGE. Ed è proprio qui che emerge il limite: quando il disco recupera le sonorità che hanno reso Skrillex una figura centrale nella storia della musica elettronica — il sound di Scary Monsters and Nice Sprites, per intenderci — funziona ancora benissimo e porta con sé quella nostalgia dei momenti migliori. Le tracce che virano altrove, invece, scorrono nel disco senza lasciare il segno, quasi senza accorgersene.

Per chi non ha seguito da vicino la sua evoluzione, la sensazione è che Skrillex abbia già dato il meglio e che il suo mondo sia rimasto lì, nell'epoca d'oro della dubstep.

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giocoso

Miglior traccia: ANDY

57
Tier 7° · Rank 356°
Cover di Honestly Nevermind
10°

Honestly Nevermind (2022)

Drake

Electronic Dance House

Drake lo dice fin dal titolo: onestamente, non gliene frega niente. E così, a sorpresa, pubblica un disco che con il rap non c'entra quasi nulla — house, dance, qualche incursione nella techno e nel minimal, un'atmosfera avvolgente che si tiene insieme dalla prima all'ultima traccia. È forse l'album più odiato della sua carriera, e tra i più polarizzanti di qualsiasi artista mainstream degli ultimi anni.

Ma se ci si libera dall'aspettativa che Drake debba per forza fare Drake, e si valuta il disco per quello che è, diventa difficile non ammettere che le produzioni sono fenomenali. Il merito va soprattutto a Black Coffee — produttore afro-house sudafricano e figura centrale del progetto — e ai collaboratori storici come 40: costruiscono un suono che non è mai piatto, con una dinamica interna che tiene l'ascolto in tensione senza alzare mai la voce.

Tra le tracce che restano, Tie That Binds è forse la più bella: calma, sospesa, con quella chitarrina che tiene insieme una base sottostante che da sola potrebbe perdersi. Flight's Booked lavora al contrario — produzione ridotta all'osso, beat ovattato, quasi niente — e funziona proprio per questo. Poi c'è Currents, con un suono nella produzione che è difficile da descrivere e impossibile da dimenticare: sembra il cigolio di una culla che si muove, ipnotico e vagamente inquietante. E Massive, che parte con un'unica nota ripetuta in loop — intro da pezzo techno/minimal — e poi esplode su una linea dance del tutto inaspettata.

La voce di Drake — melodica, molto R&B, mai così in primo piano come qui — è quello che tiene insieme tutto. Qualcuno potrebbe obiettare che il disco potrebbe vivere anche senza di lui. È vero il contrario: senza Drake, Honestly, Nevermind sarebbe un buon disco di musica elettronica. Con Drake, diventa qualcos'altro — più personale, più riconoscibile, più difficile da ignorare.

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sensuale malinconico

Miglior traccia: Tie That Binds

Hits: Tie That Binds, Flight’s Booked, Currents

94
Tier 2° · Rank 99°