Salvatore (2022)
Paky
Quando ascolti Paky c'è uno scoglio da superare: la voce graffiata, quel tono nasale che o passa o non passa. Se passa, però, diventa difficile non riconoscere che sa fare il gangsta rap — e ha la credibilità per farlo. Questo disco d'esordio lo dimostra senza margini di dubbio.
Salvatore è un disco diviso in due, e la divisione non è casuale: è la struttura stessa del racconto. La prima metà è una sequenza di banger trap dove Paky si mangia i beat. Non è solo questione di produzioni forti — è che lui ci sta sopra in un modo che non lascia scampo. Auto tedesca è una hit riconoscibile dalle prime note: quel beat e quel ritornello iconico ti entrano in testa subito. No Wallet e Blauer arrivano con la stessa energia, beat supremi e Paky che non spreca un secondo. Già in questa prima metà, però, c'è qualcosa che anticipa quello che verrà: 100 Uomini porta con sé una rabbia diversa, più interna, già mischiata a rassegnazione. È la cerniera tra le due anime del disco.
La title track arriva come interludio e cambia tutto. Paky racconta un fatto personale pesantissimo — la morte dello zio in un incidente stradale, a causa di una telefonata — e da quel momento il disco non è più lo stesso. La seconda metà è più conscious, più personale, e quella rassegnazione che affiorava in 100 Uomini diventa manifesta. In Vivi o muori, Vita sbagliata, Comandamento, il racconto si fa intimo senza perdere concretezza: ricordo quando stavo in strada e le prendevo in giro / poi tornavo a casa / pà mi dava il resto. Poche righe, nessuna retorica, e la strada è lì — reale, riconoscibile, senza filtri.
Difficile trovare note stonata in questo disco. Paky ha fatto un esordio con il botto, il tipo di esordio che non si dimentica facilmente.
Miglior traccia: 100 Uomini
Hits: 100 Uomini, Vita sbagliata, Comandamento