Nudapietra (2026)
Nudapietra
Se sei arrivato qui è probabile che tu stia cercando qualcosa di diverso dal solito panorama italiano — e hai trovato la cosa giusta. In un mercato dominato da pop, cantautorato e rap, i Nudapietra fanno una scelta precisa e coraggiosa: stoner rock, cantato in italiano, senza compromessi. E la fanno bene, con una maturità che non ti aspetti da un esordio.
Il disco è un blocco compatto di sei tracce per cinquanta minuti, e fin dai primi giri si capisce che non punta sull'immediatezza. Tempi dilatati, chitarra e batteria che scandiscono lo spazio, una produzione ampissima che lascia respirare ogni suono. Le tracce evolvono dinamicamente — passaggi lenti che cedono il passo a esplosioni quasi sludge — senza mai risultare ridondanti o stiracchiate.
La scelta di cantare in italiano potrebbe far storcere il naso a chi è abituato all'inglese come lingua naturale del rock duro, ma qui funziona. Le parole non si sovrappongono alla musica: si confondono con essa, diventano quasi un altro strato sonoro. Ed è proprio questa scelta a completare l'atmosfera esoterica che attraversa l'intero disco — un'atmosfera che non è solo tematica, ma costruita a tutti i livelli: nei titoli (Il Bagatto, Oumuamua), nei testi, nella produzione.
I momenti più forti sono due. Madonna dei Veggenti chiude con un'atmosfera che sfiora il black metal atmosferico, senza cedere agli eccessi del genere — è uno dei passaggi più intensi del disco. Poi c'è Oumuamua, la chiusura: dieci minuti che aprono in maniera quasi rituale e si chiudono allo stesso modo, come se si stesse completando un cerchio. Ascoltandola ti sembra quasi di trovarti fisicamente attorno a quella pietra in copertina.
È bello — e raro — che esista una band italiana capace di fare questo tipo di musica con questa serietà. Un esordio che vale la pena scoprire.
Miglior traccia: Madonna Dei Veggenti
Hits: Madonna dei Veggenti, La Luna, Oumuamua