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Cover di People of the Moon

People of the Moon (2026)

Nu Genea

Jazz Fusion Funk Afrobeat World Music

I Nu Genea sono tornati, e questa volta la loro nave ha alzato le vele ben oltre il Mediterraneo. People of the Moon non è necessariamente un disco migliore di Bar Mediterraneo — quello resta una piccola gemma — ma è qualcosa di diverso, e diverso nel modo giusto.

Il titolo non è un'immagine decorativa: i "people of the moon" sono una dimensione interiore, un modo di esistere liberi dai vincoli sociali, di viversi senza chiedere permesso. È un'idea che percorre tutto il disco e si sente. Puleza la incarna forse meglio di tutte: ritmo incalzante, synth vintage, un'energia che non lascia scampo.

La vera novità di questo capitolo è il respiro internazionale. Non solo tradizione partenopea, ma una costellazione di voci e lingue: la cantante andalusa María José Llergo porta un calore iberico che il duo non aveva mai esplorato in questi termini, mentre Tom Misch — musicista britannico di nu-jazz e R&B, non un semplice cantautore — dà vita a Onenon, Londra e Napoli che si incontrano in maniera inaspettata. Dialetto napoletano, spagnolo, arabo: tutto si intreccia senza che nulla suoni forzato.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste spicca Carè: un ritornello che difficilmente si stacca dalla testa e un respiro finale con quelle vibes giapponesi alla Takanaka che non ti aspetti. Poi c'è Ma Tu Che Bbuò, che vira verso territori quasi afrobeat, a conferma che i Nu Genea non si sono limitati a costruire variazioni sul tema ma hanno davvero esplorato.

People of the Moon è quasi un manifesto: la dimostrazione che si può fare musica italiana di altissimo livello senza chiudersi in nessun confine — geografico, linguistico o di genere. Qualcosa di cui vantarsi.

euforico sognante rilassato

Miglior traccia: Carè

Hits: Carè, Puleza, Ma Tu Che Bbuò, Onenon (feat. Tom Misch)

95
Tier 2° · Rank 89°
OndaRock: 7.0/10
11 May 2026
Produzione 3.0/3.0
Voce / Testi 3.0/3.0
Tracce 10
Durata 36 min