Indietro
Cover di Pain Remains

Pain Remains (2022)

Lorna Shore

Metal Deathcore Blackened Death Metal Symphonic Black Metal

Pain Remains è un disco che spiazza fin dai primi secondi: brutale, epico, a tratti quasi soverchiante. I Lorna Shore costruiscono qui una forma di deathcore che guarda chiaramente al symphonic black metal dei grandi — Cradle of Filth, Dimmu Borgir — e ne assorbe la grandiosità orchestrale senza però perdere l'aggressività del genere di partenza. Il risultato è qualcosa di difficile da etichettare, e questo è già di per sé un merito.

Gli intro dei brani sono uno degli elementi più riusciti: le orchestrazioni aprono spazi enormi prima che tutto esploda, e funzionano come vere e proprie soglie tra due mondi. E poi c'è Will Ramos, il cui growl è talmente cupo e viscerale da sembrare a tratti non umano — uno strumento a sé, capace di aggiungere una dimensione quasi soprannaturale a tutto il disco.

Il vero picco, però, è la trilogia finale: Pain Remains I, II e III formano una suite di una ventina di minuti che sembra quasi un disco dentro il disco. Qui la band rallenta, respira di più, lascia che gli intrecci melodici e la componente epica prendano il sopravvento sull'aggressività pura. È il momento in cui tutto il potenziale del disco si cristallizza, e l'effetto è notevole.

Se c'è un limite, è che il disco è lungo — oltre un'ora — e nel corpo centrale qualche struttura tende a ripetersi, come se la band avesse trovato una formula vincente e la riapplicasse senza troppa variazione. Non è un difetto fatale, ma si sente. La trilogia finale riscatta tutto, e resta il motivo principale per cui vale la pena arrivare in fondo.

angosciante trionfante

Miglior traccia: Apotheosis

Hits: Apotheosis, Pain Remains I, Pain Remains III

85
Tier 3° · Rank 191°
14 Sep 2025
Produzione 2.8/3.0
Voce / Testi 2.5/3.0
Tracce 10
Durata 1h 1 min