Radici (2026)
Diespnea
Il black metal vive di freddo, buio, foreste. Quante volte ti ha fatto sentire la polvere sotto i piedi? Diespnea è un duo italiano attivo da qualche anno, e Radici è il loro secondo disco. Il titolo non è casuale: queste radici non affondano nelle foreste del Nord Europa, non evocano il freddo scandinavo che ha definito il genere per decenni. Affondano in una terra calda, polverosa, sotto un sole che acceca. È un black metal meridiano, nel senso più fisico del termine — e già solo questa scelta di campo è una dichiarazione d'identità precisa.
Il suono non si ferma ai blast beat e ai muri di chitarra: ci sono passaggi atmosferici, incursioni elettroniche, voci quasi sciamaniche, momenti ritualistici che rimandano direttamente all'estetica della copertina. La traccia d'apertura, Maskharah — termine arabo per "maschera" o "buffone" — costruisce subito il territorio concettuale del disco: il tema del volto nascosto, della doppiezza, dell'identità che si sdoppia. Un rimando alla grande tradizione italiana del pensiero sulla maschera, evocato senza didascalie. WhaleFall porta invece il disco in direzione quasi acquatica, un contrappunto inaspettato rispetto alla siccità dominante che tiene il tutto in equilibrio. E poi c'è Vultures, con il suo finale tra i momenti più elettronici e sperimentali dell'intero album.
Vale la pena sapere che il disco è interamente autoprodotto — registrazione, mix e mastering curati dalla band stessa, con una fusione intenzionale di analogico e digitale. Si sente: c'è una tensione grezza che nessun ingegnere del suono esterno avrebbe lasciato lì, e fa parte del disco quanto le composizioni.
In un'ora di ascolto non c'è un momento in cui Radici perde peso. È compatto, coerente, mai dispersivo. Che l'underground italiano sappia fare black metal d'avanguardia a questo livello non è più una sorpresa, è una certezza.
Miglior traccia: Vultures
Hits: Vultures, L’Abbraccio del Serpente