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Azzera

157 album trovati

Cover di Guerra E Pace
101°

Guerra E Pace (2013)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap

Con Guerra e Pace si inizia a intravedere un cambio di passo. È il disco in cui Fibra comincia a lavorare su una scrittura più essenziale, più "visiva" — meno densità metrica, un flow più raccontato, accenti forti sulle parole che diventano quasi martellate. Non è ancora la firma del Fibra post-Fenomeno, ma il germe è già qui.

Questo non significa che sia un disco semplice. Anzi, Guerra e Pace contiene alcuni dei suoi brani liricamente più alti. Bisogna Scrivere è uno di quei pezzi dove le parole sembrano scivolare sulla base con una naturalezza disarmante — “Esplode la testa come una camera d'aria / Araba Fenice / Mi domando: in Italia una ragazza araba è felice?” — immagini fulminee che si inseguono senza mai sembrare forzate. E poi c'è Panico, insieme a Neffa: uno dei brani più riusciti dell'intera sua carriera, con una scrittura criptica e densa di metafore — dove ad esempio la paura della cocaina e di ciò che può farti diventa la metafora perfetta del panico da pagina bianca, del vuoto che precede la scrittura — “Pagina senza testo e / punteggiatura / tu la chiami bianca, io la chiamo paura”. È il tipo di allegoria che funziona su più livelli contemporaneamente, e che richiede qualche ascolto per essere assimilata del tutto. Poi c'è A Me di Te, diventata iconica anche per ragioni extramusicali: la citazione infelice di Valerio Scanu nel testo è costata a Fibra una condanna per diffamazione e un risarcimento da diverse migliaia di euro.

Il problema del disco è che non mantiene questo livello dall'inizio alla fine. Brani come Nemico Pubblico o Raggi Laser suonano sottotono, con produzioni anonime che non aggiungono nulla — e con diciannove tracce il rischio di dispersione è alto. Il risultato finale assomiglia più a una playlist che a un progetto organico, e si sente.

Rimane comunque un disco che vale, soprattutto per i suoi vertici. E per chi segue Fibra nel tempo, è un documento interessante: il momento in cui il rapper di Senigallia comincia a capire che si può essere efficaci anche con meno.

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riflessivo aggressivo malinconico

Miglior traccia: Panico

Hits: Panico, Bisogna Scrivere, Dagli Sbagli Si Impara

78
Tier 4° · Rank 246°
Cover di Botox
102°

Botox (2022)

Night Skinny

Hip-Hop/Rap Pop Rap

Con Mattoni Night Skinny aveva dimostrato di saper costruire un producer album che fosse davvero suo, riconoscibile, con una personalità precisa nonostante la folla di voci coinvolte. Botox alza ulteriormente la posta — 40 artisti, 21 tracce, un cast che copre praticamente ogni angolo del rap e del pop italiano — ma paradossalmente quella personalità si assottiglia proprio quando il progetto si gonfia.

Il problema non è la qualità dei singoli brani: è che quasi tutti potrebbero stare comodamente nel disco dell'ospite di turno, senza che si senta la mancanza di Night Skinny. Per qualcuno potrebbe essere persino un pregio — segno che il producer sa mettersi al servizio delle voci che chiama. Ma quando accade sistematicamente, finisce per dire qualcosa sull'assenza di un filo conduttore forte, di una regia che lasci un segno oltre le singole tracce.

Non mancano i momenti in cui quella regia si vede. Non Aprire con Salmo è uno di questi: delle percussioni secche e precise che puntellano la base la rendono una delle produzioni più riuscite del disco, con una tensione che le altre tracce faticano a raggiungere. E poi c'è Scale, che conferma qualcosa che Mattoni aveva già mostrato — quando Night lavora su certi registri emotivi, sa toccare corde che restano. Sono le tracce in cui si sente davvero chi ha fatto il disco.

Il picco assoluto, però, è Come Mi Guardi con Madame, Coez e Bresh: una produzione ovattata, quasi sospesa, che crea un'atmosfera sognante e malinconica difficile da trovare altrove nel disco. È il brano in cui tutto si allinea — la scelta degli ospiti, il suono, l'umore — e si capisce cosa avrebbe potuto essere Botox se quella coerenza fosse stata più costante.

Il risultato finale è un disco che contiene cose buone ma fatica a esistere come insieme. Rispetto a Mattoni, si sente la differenza.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Come Mi Guardi (feat. Bresh)

Hits: Come Mi Guardi (feat. Bresh)

38
Tier 8° · Rank 414°
Cover di ICON
103°

ICON (2024)

Tony Effe

Hip-Hop/Rap Pop Rap Trap

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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euforico sensuale

Miglior traccia: Dopo Le 4

Hits: DOPO LE 4, SESSO E SAMBA

42
Tier 8° · Rank 410°
Cover di Playlist
104°

Playlist (2018)

Salmo

Hip-Hop/Rap Rap Rock Trap Electronic

Il titolo non mente: Playlist è esattamente questo, una sequenza di brani che funzionano singolarmente ma non costruiscono un percorso. E per uno come Salmo — uno dei pochi rapper italiani capaci di muoversi su chitarre, batteria e dubstep senza sembrare fuori posto — scegliere di fare un disco di hit radio-friendly è una scelta precisa, non una mancanza. Il problema è che si sente.

I featuring sono azzeccati, le produzioni catchy, e la varietà non manca: si passa dai brani trionfanti come 90MIN alle incursioni trap di Cabriolet con Sfera, fino ai momenti più intimi come Lunedì e Il Cielo nella Stanza. Ma è proprio quella varietà a tradire l'assenza di una visione unitaria — sembra un campionario di ciò che Salmo sa fare, non una dichiarazione.

Dal punto di vista prettamente rap, il momento più alto rimane Stai Zitto con Fabri Fibra, e non è un caso. C'è una costruzione narrativa sottile: 90MIN si chiude con Salmo che ripete "novanta minuti di applausi", citazione diretta ad Applausi per Fibra, quasi ad annunciare quello che sta per arrivare. Quando Fibra entra nel brano successivo, il cerchio si chiude — il ragazzo che citava il maestro nel suo primo disco ora ci rappa sopra. Il picco emotivo è raggiunto invece alla fine, con Lunedì, brano malinconico e autobiografico che guarda il successo dal lato che nessuno celebra — la solitudine che si porta dietro. È il momento in cui Salmo abbassa la guardia più di qualsiasi altra traccia del disco.

Il disco è piacevole, melodicamente riuscito, e commercialmente ha senso. Ma Salmo stupisce quando fa cose che quasi nessun altro rapper italiano può fare — e qui si accontenta di fare cose che funzionano.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: STAI ZITTO (feat. Fabri Fibra)

Hits: STAI ZITTO ( feat. Fabri Fibra), IL CIELO NELLA STANZA (feat. NSTASIA), LUNEDI’

70
Tier 5° · Rank 307°
Cover di Don’t Panic
105°

Don’t Panic (2021)

Tedua

Hip-Hop/Rap Drill

Don't Panic nasce come una cosa sola con il suo cortometraggio: sette freestyle accompagnati da immagini di strade in fiamme, gironi urbani, una selva oscura che cita Dante senza nasconderlo. Tedua stesso l'ha definito un progetto ibrido, né EP né mixtape, ma “un mash-up di strofe troppo forti per restare nel computer e troppo freestyle per finire nell'album”. Quella definizione dice tutto: è musica che esiste in uno spazio intermedio, e funziona proprio per questo.

Sonoricamente si muove su territorio drill, e Tedua ci porta dentro flow che rimandano a Mowgli — non come regressione, ma come ritorno alla forma migliore, quella più sciolta e istintiva. Il corto amplifica tutto: quell'immaginario infernale, ardente, decadente diventa la cornice visiva perfetta per un suono che non cerca la costruzione dell'album ma la scarica diretta.

Per essere un progetto nato quasi per eccesso — roba troppo buona per restare nei file, troppo grezza per La Divina Commedia — scorre sorprendentemente bene, con picchi reali. Lo-Fi Drill su tutti: il beat affonda una chipmunk voice — il campione della sigla dell’anime Tokyo Ghoul — che impreziosisce la base e trasforma la traccia in qualcosa di più raffinato di quanto il contesto freestyle lascerebbe aspettare.

E qui sta il punto più scomodo: con il senno di poi, buona parte di Don't Panic regge — e in certi momenti supera — diversi brani del progetto ufficiale, sia per qualità del rap che per la tenuta dei beat. Non è una provocazione, è quello che si sente.

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aggressivo misterioso

Miglior traccia: Lo-Fi Drill

Hits: Lo-Fi Drill

79
Tier 4° · Rank 238°
Cover di J
106°

J (2020)

Lazza

Hip-Hop/Rap Trap

J di Lazza è un mixtape trap senza troppe pretese: dieci brani, una sfilata di ospiti e tante punchline. Nulla di sconvolgente, nulla di memorabile — ma i pezzi da club fanno il loro lavoro egregiamente, e in certi contesti tirano giù il soffitto.

La lista degli featuring è lunga e impressionante sulla carta — Capo Plaza, tha Supreme, Guè, Tony Effe, Geolier, Gemitaiz — eppure alla fine non è quella a lasciare il segno. La sorpresa arriva da Rondodasosa, che all'epoca doveva ancora farsi un nome e se la cava meglio di molti nomi più blasonati presenti nel progetto.

La title track è l'highlight assoluto: Low Kidd costruisce una produzione dall'atmosfera quasi apocalittica, ampia, che occupa tutto lo spazio disponibile. Non potevano scegliere una apertura più azzeccata.

Per il resto, J è esattamente quello che sembra: un prodotto funzionale ma con poca voglia di stupire.

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euforico

Miglior traccia: J

57
Tier 7° · Rank 380°
Cover di Tradimento
107°

Tradimento (2006) ✰

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop

È il 2006 e il rap italiano è discograficamente quasi morto. Ha avuto il suo momento a cavallo del millennio, ma nei primi anni 2000 è sparito dalla radio e dalle major. In questo contesto, Fabri Fibra — già noto nell'underground, autore due anni prima di Mr. Simpatia — firma il suo primo progetto con una major e intitola il disco esattamente come l'accusa che gli arriva dalla scena: Tradimento.

Il paradosso è tutto qui: il disco più scorretto, più difficile da difendere davanti a un etichetta discografica, è quello che apre le porte del mainstream. Mr. Simpatia era nato senza aspettarsi nessuno dall'altra parte — e quella libertà si sentiva. Tradimento è costruito sulla stessa scia, lo stesso Fibra che vomita frustrazione e se la prende con tutto e tutti, ma con la consapevolezza di avere adesso un pubblico molto più ampio. L'addolcimento rispetto al predecessore c'è, ma è relativo.

Le produzioni di Big Fish — ex Sottotono, qui produttore di riferimento del disco — si discostano completamente dalle sonorità hip hop dominanti dell'epoca: groove ipnotici, ritmi martellanti, un suono che contribuisce a definire un'estetica nuova per il rap italiano. La formula di Applausi Per Fibra è semplicissima e chirurgica: ripetere ossessivamente il proprio nome finché non ti entra in testa. Quel ritornello lo conosce ancora oggi chiunque abbia vissuto quegli anni. Mal di Stomaco disegna con le rime fatti e situazioni scomode con una precisione da fare venire il vomito — letteralmente, per citarlo. Rap in Guerra e Su Le Mani portano una certa violenza lirica che ricorda da dove veniva Fibra.

Il momento più alto è Idee Stupide con Diego Mancino: riprende il filo di Momenti No da Mr. Simpatia e per la prima volta si intravedono gli spettri del personaggio privato, il rapporto difficile con i genitori, una vulnerabilità che Fibra spiegherà meglio nei dischi degli anni successivi. È il momento in cui il personaggio si incrina e si vede l'uomo dietro.

Tradimento è uno dei dischi più importanti del rap italiano — non nonostante le sue contraddizioni, ma grazie a esse. Ha ancora tutta la forza che aveva all'epoca.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: Idee Stupide

Hits: Idee Stupide, Applausi Per Fibra, Mal di Stomaco, Rap in Guerra

100
Tier 1° · Rank 15°
Cover di VERA BADDIE
108°

VERA BADDIE (2024)

Anna

Hip-Hop/Rap Trap Pop Rap

Debut album per Anna, anche se a questo punto della carriera il termine "debut" fa quasi ridere: quindici singoli, un EP, un miliardo e mezzo di stream e il titolo di artista donna più ascoltata in Italia alle spalle. Vera Baddie è semmai il disco che mette un punto fermo, quello che la traghetta ufficialmente nel mainstream del rap italiano senza più margini di ambiguità.

Dietro le basi ci sono nomi come SadTurs, Kiid e Young Miles — produttori che negli ultimi anni si stanno ritagliando uno spazio sempre più rilevante nella scena — e su quelle basi trap Anna sa rappare. Il disco lo sa e non cerca di nasconderlo: costruisce hit con consapevolezza, senza sovrastimarsi. 30° è la canzone da spiaggia dell'estate, Hello Kitty è fatta per i club, Tonight ha quella patina pop che la avvicina a un Lazza al femminile. Se non si cercano altre aspettative, tutto funziona.

Il disco però ha anche qualcosa di più. BBE con Lazza è un banger trap distorto che si stacca dal resto per cattiveria e precisione: una delle tracce meglio riuscite in assoluto. E poi c'è ABC con Tony Boy e thasup, che è un'altra cosa ancora — trap cupa, basi distorte, niente dei soliti 808 in bella mostra, una costruzione che non si risolve facilmente. È il momento in cui Vera Baddie smette di fare il disco pop e si prende un rischio vero.

Sono i due episodi che fanno chiedere cosa sarebbe potuto essere se Anna avesse spinto di più in quella direzione. Per ora, il mainstream ha avuto la meglio — e probabilmente era questo l'obiettivo.

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aggressivo euforico sensuale

Miglior traccia: BBE

Hits: BBE, ABC

65
Tier 6° · Rank 337°
Cover di X2
109°

X2 (2022)

Sick Luke

Hip-Hop/Rap Trap Pop Rap

Parlare di producer album in Italia significa fare i conti con l'ombra di Mace. Può sembrare ingeneroso, ma lo standard che OBE ha fissato è lì, e ignorarlo sarebbe disonesto. Sick Lucke è un nome che quel confronto se lo merita — ha definito il suono della Dark Polo Gang in un'epoca precisa, ha saputo poi ritagliarsi spazio altrove, e il suo tag è tra i più riconoscibili in circolazione: quando lo senti, sai che la base che arriva sarà interessante. Le premesse per un producer album solido c'erano tutte.

X2 le mantiene solo in parte. Il problema non è che manchi un'identità sonora — quella c'è, e nei momenti migliori si sente con chiarezza. Brani come Falena, Sogni Matti e Dream Team incarnano quello che ci si aspettava dall'intero disco: produzioni aperte, luminose, con una texture ricca che potremmo chiamare fantasy-trap — un immaginario visivo e sonoro preciso, quasi cinematografico. Quando il disco sta lì, funziona.

Il problema è che quei momenti sono troppo pochi rispetto al totale, e il resto fatica a reggere il confronto. La Strega del Frutteto è l'esempio più frustrante: Madame e Chiello sulla carta sono una coppia che promette molto, ma il risultato complessivo non arriva dove dovrebbe — rimane qualcosa di incompiuto, come se la somma fosse inferiore alle sue parti. Temporale ha lo stesso problema, un brano che scivola via senza lasciare niente.

Il disco si ascolta, salvi qualche traccia, e poi svanisce. Rispetto a quello che Sick Lucke sa fare, è un'occasione mancata a metà.

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misterioso sognante

Miglior traccia: FALENA

48
Tier 8° · Rank 401°
Cover di Malverde
110°

Malverde (2020)

Disme

Hip-Hop/Rap Trap

Malverde è un disco passato abbastanza in sordina nel rap mainstream, ma che meriterebbe ben altra attenzione. Il mood è cupo e rabbioso, con una rassegnazione che non è mai vera pace — è rabbia compressa, il tipo di malcontento che non si sfoga ma si accumula. Disme è incazzato con se stesso e con tutti, e lo si sente in ogni barra: flow serrato, voce graffiante e quasi rauca, perfettamente a proprio agio su produzioni — quasi interamente firmate Shune — che mantengono un suono omogeneo lungo tutto il progetto senza mai scivolare nella monotonia. Un'atmosfera coerente e densa.

Quella tensione tra rassegnazione e rabbia emerge con chiarezza in Cosa Non Va, il feat. con Tedua e uno dei momenti più alti del disco — "Sai che non cerco la felicità / Ma ti chiamavo e tu non c'eri, fra'". Entrambi i rapper sfoggiano flow calibrati sulla produzione minimal, e il risultato è una delle tracce più efficaci perché non ha bisogno di alzare la voce per pesare.

Anche nei momenti più pop, come Freddo o Errori, Disme non perde mai la propria identità: i ritornelli funzionano senza fare concessioni che stridano col resto. Forse tra i meno noti della scena drill ligure, ma Malverde dimostra che Disme è un nome da tenere d'occhio — e chi l'ha ignorato finora non ha più scuse.

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riflessivo angosciante malinconico

Miglior traccia: Freddo

Hits: Cosa Non Va, Invece No

83
Tier 4° · Rank 220°
Cover di Club Dogo
111°

Club Dogo (2024)

Club Dogo

Hip-Hop/Rap Boom Bap Coca Rap

Qualcuno li ha accusati della solita grattata: reunion per macinare soldi, dieci sold out al Forum, nostalgia venduta a caro prezzo. Ma quando Guè e Jake rappano insieme il risultato è assicurato, e questo disco — che si chiama come il gruppo, dieci anni dopo l'ultimo capitolo — è lì a dimostrarlo.

Il lancio era già stato un colpo di teatro: video con il sindaco Beppe Sala e l'attore Claudio Santamaria, manifesti con le liriche del disco tappezzati per tutta Milano, un pop-up store in piazza San Babila preso d'assalto. La città come palcoscenico, prima ancora che uscisse una nota. Per i Club Dogo Milano non è mai stata solo uno sfondo — è la "Gotham" italiana, l'immaginario che attraversa ogni disco e che qui torna con la stessa forza di sempre.

Musicalmente il disco è perfettamente in linea con il loro stile, ma rifinito: boom bap, basi old-school firmate Don Joe, punchline, strada, rap e status. C'era Una Volta in Italia, Mafia del Boom Bap e King of the Jungle sono le tracce più cariche ed energiche, quelle che ricordano perché questi due insieme fanno un effetto diverso da qualsiasi loro progetto solista. Sul versante più cupo, In Sbatti mette in fila gli sbatti di chi la strada l'ha vissuta davvero — quella di Milano, non alla finto gangsta come se fossimo ad Atlanta. È una delle tracce più riuscite del disco proprio perché non concede niente all'immagine.

L'unico momento in cui il baricentro si sposta è Soli a Milano con Elodie: un brano che guarda altrove rispetto al resto, e che abbassa leggermente il livello complessivo. Un episodio isolato in un disco che per il resto fa esattamente quello che promette: rap eseguito alla perfezione secondo i canoni del genere, da due pesi massimi che non hanno perso un colpo.

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aggressivo trionfante riflessivo

Miglior traccia: In Sbatti

Hits: In Sbatti, King of The Jungle, Mafia del Boom Bap

79
Tier 4° · Rank 241°
Cover di MUSIC
112°

MUSIC (2025)

Playboi Carti

Hip-Hop/Rap Rage Trap

Playboi Carti è uno degli artisti più attesi negli Stati Uniti: assente con un progetto proprio dall'ultimo Whole Lotta Red del 2020, ma presente in diverse collaborazioni di successo — su tutte FEIN con Travis Scott. MUSIC si presenta come una lunghissima playlist di trenta brani per settantasette minuti totali, quasi a voler ripagare i fan dall'assenza — il che porta inevitabilmente con sé tanti potenziali skip.

Il sound è definito: dalla trap alla rage — quel filone di beat ipnotici e distorti che derivano dalla trap ma spingono verso sonorità hardcore — con produzioni che non lasciano spazio a compromessi. La forza del disco, però, si concentra in quattro o cinque tracce al massimo: quelle con i beat più acidi e particolari, dove Carti fa una delle cose per cui è diventato famoso, ovvero manipolare continuamente la voce fino a sembrare artisti diversi da sé stesso — un approccio che o si ama o si odia, ma che quando funziona è immediatamente riconoscibile.

Tra le tracce da citare: MOJO JOJO per il beat e l'intro di Kendrick, RATHER LIE con The Weeknd — accoppiata ormai collaudata — e COCAINE NOSE per il riff di chitarra loopato.

Con la metà dei brani rimossi, sarebbe stato un disco ben più valido.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: COCAINE NOSE

Hits: MOJO JOJO, COCAINE NOSE, RATHER LIE

69
Tier 6° · Rank 319°
Cover di Rockstar
113°

Rockstar (2018)

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Pop Rap Trap

Rockstar è il disco della consacrazione definitiva di Sfera Ebbasta, e il motivo è semplice: per arrivarci, Sfera abbandona la trap cupa e viscerale dei lavori precedenti e vira verso sonorità più pop, più colorate, costruendo l'immaginario della nuova star italiana — un titolo conquistato sul campo. La scelta funziona perché arriva nel momento giusto: la celebrazione del successo ha senso quando il successo è ancora fresco, quando si sente che quei testi vengono da qualcuno che sta ancora realizzando dove è arrivato.

Il disco è pieno di hit che reggono: la title track, Ricchi x Sempre, e soprattutto Cupido con Quavo — una delle prime collaborazioni davvero riuscite tra un rapper italiano e un nome americano di quel peso nel mondo trap. Un momento che all'epoca valeva qualcosa. Per chi invece segue Sfera dagli albori, i momenti più identitari rimangono quelli ancorati alla trap delle origini — XNX e 20 Collane, dove si sente ancora il Sfera dei primi lavori prima che il pop prendesse il sopravvento.

C'è già qui un principio di quella formula che nei dischi successivi diventerà il problema principale: Famoso arriverà a replicare lo stesso schema senza averne più le ragioni, scimmiottando un'estetica che su Rockstar aveva ancora una sua logica. Ma questo disco, preso per quello che è, ha ancora abbastanza brani che reggono il peso del suo successo.

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trionfante malinconico euforico

Miglior traccia: Uber

Hits: Cupido (feat. Quavo), Ricchi x Sempre, Uber, Tran Tran

68
Tier 6° · Rank 326°
Cover di 17
114°

17 (2020)

Emis Killa & Jake La Furia

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Trap

17 è uno di quei dischi che riesce a sorprendere proprio chi non è un fan sfegatato né di Emis né di Jake — e parlando da quella posizione, l'effetto è stato inaspettato. Sono riusciti a mettere insieme qualcosa che funziona davvero: ottimo rap, flow solidi, produzioni che non reinventano niente ma che stanno esattamente dove devono stare. Niente di innovativo, ma tutto coerente con il tipo di approccio che i due hanno scelto — e alla fine è proprio questa coerenza a tenere il disco in piedi dall'inizio alla fine.

Si alternano momenti più leggeri e scazzati, come Malandrino o No Insta, a episodi più seri e personali come La mia prigione e Quello che non ho, e il cambio di registro funziona senza che il disco perda mai il filo. Probabilmente qui dentro ci sono le migliori strofe di entrambi — e per chi come me li aveva sempre tenuti a distanza, è una constatazione che pesa.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: La mia prigione

Hits: La mia prigione, Quello che non ho

72
Tier 5° · Rank 288°
Cover di 60 Hz II
115°

60 Hz II (2025)

Dj Shocca

Hip-Hop/Rap

Dopo circa vent'anni dal primo 60 Hz — uno dei dischi culto dell'hip-hop italiano — Dj Shocca propone un nuovo capitolo. Intitolare un disco 60 Hz II porta con sé un significato ben preciso: la volontà di ricollegarsi esplicitamente a quel progetto. E come tutti i sequel di dischi riuscitissimi, questo si carica inevitabilmente di un peso in più: il confronto con il suo "padre".

Un confronto che il disco stesso alimenta fino alla fine, riproponendo le versioni II di pezzi fondamentali del primo lavoro — Rendez Vous Col Delirio, Notte Blu, Ghettoblaster — senza stravolgere le strumentali originali. Con questa operazione, Shocca dimostra di essere stato un visionario: quei pezzi funzionavano benissimo in un'epoca dell'hip-hop dominata dal boom bap, e funzionano ancora oggi. Ma la domanda sorge spontanea: ne avevamo davvero bisogno, o è più un'operazione nostalgia?

Dai brani nuovi emerge proprio la risposta, e non è del tutto incoraggiante. Le liriche sono fondamentalmente incentrate sul ricordo dei tempi d'oro del rap, con testi che faticano a reggere il confronto col primo disco — fatta eccezione per i contributi di Ghemon e Mistaman.

In conclusione, è sicuramente un disco che riporta al centro del genere il suono old-school, ma senza aggiungere nulla di nuovo. Forse, però, era proprio questo l'intento.

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giocoso riflessivo malinconico

Miglior traccia: Notte Blu II

67
Tier 6° · Rank 329°
Cover di Zolfo
116°

Zolfo (2023)

Taxi B

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Hardstyle Trap Metal

Quando FSK Satellite si è sciolto nel 2021, ognuno dei tre si è portato dietro un'identità ben definita. Taxi B era già quello con lo screamo, i beat acidi, il suono più duro. Zolfo, il suo primo album solista, non tradisce niente di tutto questo — anzi, lo porta a compimento. Cross-over puro: hardcore, trap e momenti emo che convivono senza che nessuno dei tre sembri fuori posto.

Lo screamo è il cavallo di battaglia, e qui funziona perché non è mai grezzo o fine a se stesso — è controllato, integrato nei beat, parte della costruzione del pezzo piuttosto che una sovrapposizione. I testi non sono il punto di forza del disco, ma non è quello che Zolfo vuole essere, e Taxi lo sa: quando il suono è così caratterizzato, i testi possono permettersi di stare un passo indietro.

Tra i pezzi da nominare, Sex Pistols sorprende con un ritornello quasi punk che non ti aspetti; Pyppare è la hit più trap e più cupa del disco; Inutilmente è il momento emo più riuscito, quello che dimostra che anche sul versante melodico Taxi B sa il fatto suo. Il problema sono le tracce che non girano allo stesso regime: Cosa faresti per un like e Come NY hanno beat che spingono meno, e Taxi in quel contesto non rende — il suo approccio ha bisogno di una base che lo sostenga, altrimenti perde mordente.

Rimane comunque un disco identitario, difficile da inquadrare nella scena rap italiana mainstream. E questo, nel 2023, non è poco.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: Sex Pistols

Hits: PYPPARE, Sex Pistols

78
Tier 4° · Rank 248°
Cover di XDVR
117°

XDVR (2015) ✰

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Trap

XDVR nasce dal niente: due ventenni di periferia, un computer, nessuna etichetta. Sfera Ebbasta e Charlie Charles, dopo essersi conosciuti in un McDonald’s dopo una serata, pubblicano il disco in free download nel giugno 2015, e nel giro di poco viene intercettato dall’etichetta Roccia Music che lo ripubblica a novembre. Da quel momento cambia qualcosa nel rap italiano.

Non è che la trap non esistesse prima in Italia — c'era già qualcuno che ci lavorava — ma XDVR porta quel suono a un livello successivo. Il mood cupo, compresso e ipnotico della trap americana arriva qui con una coerenza e una forza che mancava. Charlie Charles costruisce un universo sonoro omogeneo dall'inizio alla fine: bassi spinti, beat elettronici, e quel giro di piano che diventa la sua firma stilistica — ipnotico, riconoscibile, presente in modo diverso su ogni traccia. L'Auto-Tune su Sfera non è un effetto decorativo: è parte della voce, del suono, dell'identità del disco.

Liricamente non c'è liricismo colto, né vuole esserci. C'è la voglia di rivalsa di un ragazzo cresciuto a Cinisello Balsamo, il racconto del quartiere, dei palazzi, di una gioventù bruciata — raccontata senza filtri e senza ipocrisie. Ciny è diventata una delle sue hit più riconoscibili proprio per questo. Mercedes Nero, con Tedua e Izi, ha quel giro di piano ipnotico che non esce dalla testa. Ma i brani meno noti tengono il disco insieme altrettanto bene — Brutti Sogni, Zero, Trap Kings sono il lato più grezzo e urgente del progetto.

Uno spartiacque vero. Non perché fosse perfetto, ma perché era necessario.

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angosciante

Miglior traccia: Mercedes Nero

Hits: Mercedes Nero, Brutti sogni

90
Tier 2° · Rank 146°
Cover di Madame
118°

Madame (2021)

Madame

Hip-Hop/Rap Pop Rap

Madame è il disco di debutto ufficiale dell'artista vicentina, e conferma quello che i singoli anticipatori avevano già lasciato intuire: c'è un talento palese, una capacità di scrittura non comune nel rap italiano, emersa prepotentemente fin da giovanissima con pezzi come 17 o Sentimi.

Il disco però è una montagna russa. Ci sono momenti molto riusciti — vuoi per le melodie catchy del pop rap moderno, come Tu Mi Hai Capito con Sfera Ebbasta o Luna con Gaia, vuoi per la profondità di temi e scrittura, come in Clito o Vergogna — e momenti in cui il progetto perde un po' di fuoco, specialmente sul fronte delle produzioni.

Tra i picchi assoluti c'è Voce, brano autobiografico in cui Madame si rivolge alla propria voce come metafora dell'identità: presentato a Sanremo 2021, gli è valso la Targa Tenco.

Nel complesso un buon disco, acerbo in certi punti ma con lampi che confermano una delle voci più interessanti emerse dal rap italiano negli ultimi anni.

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sensuale giocoso

Miglior traccia: Voce

Hits: Baby, Voce

73
Tier 5° · Rank 274°
Cover di Mr. Morale & The Big Steppers
119°

Mr. Morale & The Big Steppers (2022)

Kendrick Lamar

Hip-Hop/Rap Conscious Rap R&B Soul

Cinque anni di silenzio dopo Damn, e Kendrick non si presenta con un disco facile. Mr. Morale & the Big Steppers è un doppio album che funziona come una seduta di terapia resa pubblica: trauma generazionale, rapporti di coppia, identità, cancel culture — tutto finisce dentro, senza filtri e senza soluzioni preconfezionate. Non è un disco che ti accarezza, ma è un disco che non perde mai la bussola, e questo è già tutto.

La produzione è volutamente minimale, spesso rarefatta, con incursioni nel jazz, nel soul e nella trap che non stonano mai. Father Time è forse il momento più alto: la base sembra rovinata, c'è quel fruscio da vinile consumato che dà l'impressione di dissotterrare qualcosa di sepolto da tempo, e il testo va dritto al punto — “Lookin' for "I love you", rarely emphathizin' for my relief” — sul rapporto col padre, sulla mascolinità tossica che si tramanda senza che nessuno se ne accorga. Tra i brani che meritano menzione, sicuramente Die Hard, con una base e un ritornello che ti restano in testa, e Silent Hill con Kodak Black, uno dei momenti più fisici del disco, dove il flow e una produzione più trap si incastrano benissimo. In generale non ci sono tracce deboli, e in un doppio album non è una cosa scontata.

Quello che sorprende è che nonostante la lunghezza e la densità dei temi, il disco regge compatto dall'inizio alla fine. Non perde energia, non si disperde. Kendrick riesce a tenere tutto insieme — i momenti emotivi, i banger, gli intermezzi — con una coerenza che pochi si possono permettere. Un altro capitolo impeccabile di una discografia che continua a non sbagliare un colpo.

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riflessivo angosciante

Miglior traccia: Father Time (feat. Sampha)

Hits: Father Time, Die Hard, N95

90
Tier 2° · Rank 144°
Cover di I Nomi Del Diavolo
120°

I Nomi Del Diavolo (2024)

Kid Yugi

Hip-Hop/Rap Trap

Con il suo secondo album Kid Yugi si conferma uno dei rapper più interessanti della scena italiana, e uno dei pochi che in questo momento ha davvero qualcosa da dire — e il modo per dirlo. I Nomi del Diavolo è un concept costruito attorno all'immaginario infernale: ogni traccia affronta una forma del male — un amore che non funziona, un'amicizia che tradisce, la violenza, l'ambizione — e i titoli stessi, da Lilith a Lucifero passando per Il Signore delle Mosche, compongono un bestiario simbolico che attraversa letteratura e cinema prima ancora di arrivare alla trap.

Le produzioni reggono il peso del concept senza mai appesantirlo. C'è sempre qualcosa che le distingue dalla trap standard del momento: una tromba che si intravede in sottofondo in Nemico, abbastanza da dare alla traccia una tensione melodica diversa dal solito, o un synth più spinto che sposta l'atmosfera senza stravolgere. E poi ci sono i momenti opposti, dove la produzione si spoglia quasi del tutto: Lucifero chiude il disco in quella modalità, con le barre di Yugi a riempire lo spazio su un beat ridotto all'osso — non voglio sentire applausi per due cazzate che ho scritto — una dichiarazione di poetica che arriva nel punto giusto.

Anche i featuring sono usati bene, senza sprechi. Ernia porta in Nemico una delle strofe liricamente più dense del disco. Ex Angelo con Sfera Ebbasta e Shablo è il pezzo più morbido, melodicamente più immediato, e funziona proprio perché non cerca di essere qualcos'altro. Denaro con Simba La Rue va dall'altra parte: aggressiva, diretta, nessuna concessione.

Il rap italiano è un genere che si è saturato in fretta, e distinguersi qui non è banale. I Nomi del Diavolo ci riesce — non per un singolo brano fortunato, ma perché tiene insieme banger e pezzi più costruiti con una coerenza che non è scontata. Se sei arrivato fin qui cercando qualcosa di concreto nel rap italiano degli ultimi anni, difficile fare meglio di questo.

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aggressivo angosciante misterioso

Miglior traccia: Nemico

Hits: Nemico, Denaro, Lucifero

88
Tier 3° · Rank 181°
Cover di Pizza Kebab Vol. 1
121°

Pizza Kebab Vol. 1 (2023)

Ghali

Hip-Hop/Rap Trap Rage

Ghali torna dopo un po' di assenza e lo fa guardando indietro — il titolo rimanda al pezzo più iconico del suo esordio, e l'intenzione è chiara fin da subito: tornare alle radici, riappropriarsi della trap. La produzione è affidata ai suoi pupilli KIID e Sadturs, che cavalcano le sonorità della nuova scena "trap aliena" — beat sghembi, atmosfere claustrofobiche, un'estetica che strizza l'occhio a Playboi Carti più che alla vecchia Milano. In teoria, una mossa interessante. In pratica, i risultati sono altalenanti.

Quando funziona, funziona davvero. Il punto più alto è Coco — morbida, arabeggiante, introspettiva — un pezzo che in Italia sa fare solo lui, quella miscela di malinconia e identità culturale che è sempre stata la sua firma più riconoscibile. Subito dietro, Machiavelli con Simba La Rue: beat cupissimo, angosciante, un'atmosfera claustrofobica che tiene dall'inizio alla fine.

Il problema è tutto il resto. Ci sono brani che riprendono le sonorità di Album e DNA senza aggiungere nulla — Zuppa Di Succo Di Mucca potrebbe essere una traccia scartata da quei dischi, e non è necessariamente un insulto: il pezzo non è brutto, è solo inutile, non sposta niente. Poi ci sono i momenti proprio usciti male, su tutti Paura e Delirio a Milano, dove la reunion con pezzi della Dark Polo Gang non produce la scintilla sperata. Il ritorno alle origini, insomma, funziona a sprazzi — qualche traccia si salva, ma non rimane molto.

Il problema di fondo è che Ghali è un artista che quando è ispirato produce cose che altri non sanno fare. Pizza Kebab Vol. 1 non è un disco ispirato.

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malinconico aggressivo

Miglior traccia: Coco

Hits: Coco

50
Tier 7° · Rank 396°
Cover di La Divina Commedia
122°

La Divina Commedia (2023)

Tedua

Hip-Hop/Rap Pop Pop Rap

Teniamo a mente una cosa: Tedua arriva da Mowgli, progetto del 2018, solidissimo, coerente nelle sonorità e nell'attitudine, uno dei dischi rap più riusciti della sua generazione. Su La Divina Commedia l'hype accumulato era enorme — cinque anni di annunci, rimandi e attese che avevano caricato le aspettative oltre ogni limite ragionevole. E già chiamarlo La Divina Commedia è una dichiarazione d'intenti che non lascia spazio all'ambiguità.

Il problema è che il concept, al di là del titolo e di qualche citazione dantesca sparsa, non si sente davvero. Non c'è una struttura narrativa che tenga insieme il disco, non c'è un percorso riconoscibile dall'Inferno al Paradiso — c'è solo un'etichetta sopra a qualcosa che avrebbe potuto stare in piedi anche senza. E quello che sta sotto, purtroppo, è per larga parte quel pop-rap melodico costruito per durare qualche giorno. Mancanze affettive con Geolier, Volgare con Lazza, Hoe con Sfera Ebbasta: tre featuring che sembrano scelti per garantire numeri più che per necessità artistica, e i brani lo riflettono — entrano facilmente, escono ancora più facilmente.

I momenti in cui Tedua si ritrova davvero sono tre, e si riconoscono subito: l'Intro, Bagagli e l'outro. Lì la narrazione si fa personale, il flow cambia pelle, le strutture si aprono e si prende il tempo che serve. È il Tedua che valeva la pena aspettare. Il guaio è che tre momenti isolati non bastano a sostenere un disco intero, e anzi rendono ancora più evidente il contrasto con il resto.

Forse senza cinque anni di attesa sulle spalle il giudizio sarebbe stato meno severo. Ma un disco che si chiama La Divina Commedia si porta dietro le sue ambizioni — e queste ambizioni, qui, restano in gran parte disattese. Un'occasione sprecata.

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riflessivo

Miglior traccia: Intro La Divina Commedia

Hits: Intro La Divina Commedia, Bagagli (Improvvisazione), Outro Purgatorio

51
Tier 7° · Rank 394°
Cover di Il Coraggio dei Bambini
123°

Il Coraggio dei Bambini (2023)

Geolier

Hip-Hop/Rap Pop Rap Trap

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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malinconico aggressivo

Miglior traccia: Monday

Hits: Monday

71
Tier 5° · Rank 295°
Cover di Tunnel
124°

Tunnel (2024)

Simba La Rue

Hip-Hop/Rap Hood Trap Gangsta Rap

Mettiamo un attimo da parte il personaggio e valutiamo il disco per quello che è: gangsta rap con un'identità sonora precisa e difficile da trovare altrove nel rap italiano.

Il suono di Simba pesca chiaramente dal rap francofono — quella roba da banlieue parigina che si sente nel flow spezzato, nel lessico, nell'attitudine — e lo porta dentro un contesto italiano in maniera credibile. Beat acidi, cupi, a tratti ipnotici, che si muovono tra trap e hood senza mai perdere coesione. Non ci si può aspettare testi impegnati e non è quello il punto: il genere ha le sue regole, e Tunnel le rispetta fino in fondo. Qualche pezzo regge meno per produzione, ma sono eccezioni in un disco che complessivamente è ben costruito e raramente cala.

Se vuoi capire cosa hai di fronte, parti da Tunnel, No Mix No Master e Bâtiment: tre pezzi che rappresentano bene l'arco del disco e bucano le casse come pochi altri in circolazione nel rap italiano del 2024.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: NO MIX NO MASTER

Hits: NO MIX NO MASTER, BATIMENT, SOLDI A CASA

88
Tier 3° · Rank 174°
Cover di The College Dropout
125°

The College Dropout (2004) ✰

Kanye West

Hip-Hop/Rap

The College Dropout esce nel 2004 ed è un debutto clamoroso — non solo perché dimostra che Kanye sa rappare oltre che produrre, ma perché lo fa portando temi che nel rap dell'epoca non esistevano. Il gangsta rap dominava, e Kanye arriva con tutt'altro: la fede religiosa, la critica al sistema educativo, le ambizioni e le frustrazioni di chi viene dalla classe media nera. Una rottura netta, portata avanti con una sicurezza disarmante.

Il suono è la sua firma: campionamenti soul e gospel manipolati, voci accelerate fino a sembrare cartooneschi — il così detto chipmunk soul — drums che scattano come molle. Produzioni calde, immediate, difficili da dimenticare. Ed è proprio quella qualità produttiva a reggere il disco nel tempo. Suona bene oggi come allora.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente Jesus Walks, con il suo ritmo incalzante che sembra una marcia trionfale; New Workout Plan ti fa muovere per forza, un groove che non chiede permesso. E poi c'è Through the Wire, una delle migliori canzoni di Kanye di sempre: quella vocina del sample ti entra in testa, e quando parte il flow di Kanye sopra — registrato con la mascella fratturata, letteralmente — capisci che stai ascoltando qualcosa di speciale.

Considerando quello che farà dopo, si può dire che Kanye era già partito da un livello altissimo.

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riflessivo spirituale giocoso

Miglior traccia: Through The Wire

Hits: Through The Wire, Jesus Walks, Family Business

100
Tier 1° · Rank 27°
Cover di The Low End Theory
126°

The Low End Theory (1991) ✰

A Tribe Called Quest

Hip-Hop/Rap Jazz Rap

The Low End Theory è il secondo album degli A Tribe Called Quest, uscito nel 1991, ed è uno dei dischi fondamentali della golden age dell'hip-hop americano. Il titolo non è una metafora: il basso è letteralmente il protagonista sonoro del disco, e su Verses from the Abstract suona addirittura Ron Carter, il leggendario contrabbassista jazz. È quel tipo di dettaglio che dice tutto sull'approccio di Q-Tip alla produzione — campionamenti jazz usati non come ornamento ma come ossatura.

Il suono è minimale, diretto, quasi austero: niente stratificazioni eccessive, niente effetti in primo piano. È jazz rap nella sua forma più pura, e proprio per questo può sembrare datato a un ascolto contemporaneo — non perché abbia perso qualità, ma perché l'hip-hop di oggi è andato in direzioni molto diverse, e quella essenzialità può suonare lontana.

Ma quando funziona, funziona benissimo. Jazz (We've Got) ha un mood e una raffinatezza che si sentono dai primi secondi — quegli scratch iniziali sopra una base jazzata sono un momento di produzione quasi perfetto. E poi c'è Scenario, con Busta Rhymes — energia pura, uno di quegli hip-hop che ti fa muovere il collo.

Un classico da ascoltare almeno una volta, soprattutto per capire da dove viene gran parte di quello che è venuto dopo.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Scenario

Hits: Scenario, Jazz (We’ve Got), Check the Rhime

90
Tier 2° · Rank 154°
Cover di Mentre Los Angeles Brucia
127°

Mentre Los Angeles Brucia (2025)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Mentre Los Angeles Brucia è l’undicesimo album in studio di Fabri Fibra e, a detta sua già dalla traccia di apertura, potrebbe essere anche l’ultimo pubblicato sotto major. Come spesso accade nella sua discografia, è un lavoro destinato a dividere. La scrittura, ormai da tempo più essenziale, potrà far storcere il naso a chi cerca il tecnicismo puro, ma non per questo risulta svuotata di contenuti. Anzi, rispetto a Caos, che dava l’impressione di una raccolta disomogenea di brani, qui emerge una coerenza molto più solida.

Il disco si sviluppa in due blocchi distinti, quasi ricalcando la struttura di Fenomeno. La prima parte è più leggera: c’è il singolo Milano Baby con Joan Thiele, qualche incursione in flow più moderni per lui come in Tossico, e un momento che richiama il vecchio spirito di Mr. Simpatia in Karma Ok.

È però nella seconda metà che il progetto trova la sua vera forza, virando verso toni più intensi e introspettivi, con un focus particolare sul tema della famiglia. Qui le tracce dialogano tra loro in modo molto più evidente: Tutto Andrà Bene tocca temi come bullismo e revenge porn, ma sembra soprattutto puntare il dito sull’incapacità dei genitori di riconoscere il disagio dei figli. Figlio è probabilmente il vertice emotivo del disco: una lettera immaginaria a un figlio che non esisterà mai, scritta senza filtri e proprio per questo profondamente sincera — “al figlio che mai avrò, tratta bene le ragazze… ricorda il karma è importante, non dare mai false speranze”.

Con Mio Padre la prospettiva si ribalta: Fibra si rivolge direttamente al padre scomparso, lasciando emergere frustrazione e rancore con una sincerità quasi adolescenziale, nel senso più autentico del termine. Anche Vivo, impreziosita da un campione straordinario di Andrea Laszlo De Simone, è tra i momenti migliori: un rap fatto di immagini semplici ma efficaci — “Tu restami vicino, ho già toccato il fondo / mentre abbasso il finestrino e sento l’aria sul mio volto / non ci sta nessuno in giro, come se fosse un sogno / tu sei Trinity, io Neo e tutto ci esplode intorno”.

Il disco si completa con alcune tracce bonus, escluse dalla tracklist principale ma comunque volute da Fibra. Tra queste spicca Invidia, in cui compie un gesto quasi anti-rap: ammettere apertamente di provare invidia per alcuni colleghi, il tutto su un beat che richiama l’epoca di Mr. SimpatiaTradimento.

A fare da collante c’è una produzione sempre solida, curata in gran parte insieme ai 2nd Roof, ormai una garanzia nel suo percorso.

Il vero punto di forza di Mentre Los Angeles Brucia resta però la sincerità: Fibra ha ancora qualcosa da dire, e soprattutto sente il bisogno di dirlo.

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riflessivo malinconico aggressivo

Miglior traccia: Figlio

Hits: Figlio, Invidia

91
Tier 2° · Rank 132°
Cover di Mowgli
128°

Mowgli (2018)

Tedua

Hip-Hop/Rap Trap Drill

Mowgli è quello che succede quando un rapper e un producer si muovono come un'unica testa: stessa visione, stessa direzione, zero compromessi. Era già successo con XDVR, il disco di Sfera con Charlie Charles, e risuccede qui con Tedua e Chris Nolan — due ragazzi che costruiscono un mondo sonoro preciso e ci abitano dentro per tutta la durata del disco.

Il concept non viene dichiarato esplicitamente, ma è lì: un ragazzo che sgomita tra Cogoleto e Milano, sospeso tra due realtà diverse con problemi poi non così diversi, che impara le regole di una giungla urbana navigandola a modo suo. Chris Nolan costruisce le basi su misura per quel racconto — trap, certo, ma con innesti che richiamano quella scena ligure nascente che in quegli anni stava trovando la sua identità sonora insieme a Izi e Vaz Tè, più elementi naturali, quasi ambientali, che tengono vivo il filo della metafora. E sopra ci metti il flow di Tedua, volutamente sghembo, che spezza la ritmica invece di assecondarlo — una scelta che o capisci subito o ti spiazza, ma che qui ha perfettamente senso.
Coraggiosissima poi la scelta di uscire senza un solo featuring: nessuno ospite, nessun appiglio commerciale. Solo Tedua a raccontare il suo mondo, dall'inizio alla fine.

I brani cult sono arrivati di conseguenza: La Legge del Più Forte che sintetizza l'essenza del disco meglio di qualsiasi descrizione, Vertigini che è il momento più pop senza tradire nulla, Burnout e Fashion Week che mettono in mostra le peculiarità ritmiche di Tedua nella loro forma più immediata. Ma anche i brani meno esposti sanno dire la loro — Cucciolo d'Uomo, Natura, Dune sono costruite con una cura sonora che non ti aspetti da un disco trap del 2018. Uno dei lavori più riusciti di quella prima scena, e non per caso.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: La legge del più forte

Hits: La legge del più forte, Vertigini, Rital, Fashion Week

90
Tier 2° · Rank 147°
Cover di Santana Season
129°

Santana Season (2023)

Shiva

Hip-Hop/Rap Trap Gangsta Rap Drill

Milano Demons era un disco a due facce: pezzi street da una parte, incursioni melodiche verso il mainstream dall'altra, con il risultato che nessuna delle due anime convinceva del tutto. Santana Season sceglie invece una direzione sola — più street, più aggressivo, meno compromessi — e per questo suona molto più come Shiva. Non è un disco che cerca di piacere a tutti, ed è esattamente quello il punto.

Il suono è trap, ma ci sono scelte che lo tirano fuori dalla media del genere. Elicotteri con Geolier attacca senza preavviso, quasi come se il pezzo partisse già da metà: niente introduzione, niente rampa di avvicinamento, flow immediato. Funziona. La chiusura Champagne + Tiffany è il pezzo più interessante del disco: un lungo flusso di coscienza che non cerca la hit, e quei colpi di pistola prima del beat switch che, ascoltati sapendo quello che è successo dopo, suonano come una profezia infelice.

Shiva è un personaggio che arriva con tutte le sue contraddizioni — e sono contraddizioni reali, non costruite per il marketing. Ma tenere separate la persona dal rapper è possibile, e su questo disco vale la pena farlo: il rapper è molto forte, e il disco suona bene dall'inizio alla fine.

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aggressivo euforico

Miglior traccia: Champagne + Tiffany

Hits: Charts Global, Elicotteri (feat. Geolier), Un Milione di Volte (feat. Sfera Ebbasta), Champagne + Tiffany

78
Tier 4° · Rank 243°
Cover di Controcultura
130°

Controcultura (2010)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Political Rap Hip House

Controcultura è probabilmente il disco di Fibra più ricordato per le sue hit e meno per quello che c'è intorno. Un peccato, perché intorno c'è parecchio.
Arriva nel 2010, sesto album ufficiale, dopo Chi Vuole Essere Fabri Fibra? — un progetto può aver deluso qualcuno. Il rilancio funziona benissimo sul piano commerciale: Tranne Te è forse la prima vera hit pop-rap italiana nel senso contemporaneo del termine, con una produzione elettropop costruita per durare; Vip in Trip è una critica alla politica italiana nel suo stile più affilato; E poi c'è Le Donne — brano che fa un po' strano dopo dischi in cui le donne venivano dipinte nel modo peggiore possibile, e qui invece Fibra ribalta la prospettiva. Che sia una presa di coscienza o una mossa calcolata, resta un momento che si nota.

Ma ridurre Controcultura alle sue hit sarebbe un errore. Dentro ci sono brani dove Fibra torna a un tecnicismo lirico che aveva messo da parte, su produzioni meno aggressive e dal sound più elettronico: +-, la title track, e In Alto — una riflessione sul proprio successo, lucida e senza autocompiacimento. È il disco più politicizzato che abbia fatto: corruzione, scandali, massoneria, Nuovo Ordine Mondiale, un ritratto dell'Italia berlusconiana raccontato con il cinismo che gli è proprio.

Anche i featuring sono pochi e scelti bene. Marracash in Qualcuno Normale e Dargen D'Amico in Insensibile — il brano più leggero e giocoso del disco, che riprende il mood di Bugiardo senza scimmiottarlo. Niente riempitivi.

Fibra stesso ha ammesso che questo disco non lo ha impegnato quanto Tradimento o Bugiardo sul piano della scrittura. Eppure è quello che ha venduto di più. C'è qualcosa di paradossale in questo — e forse è proprio quello il punto: Controcultura è il disco in cui Fibra impara a fare tutto e due le cose, le hit e la sostanza, senza che una cancelli l'altra.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Vip in Trip

Hits: Vip In Trip, Tranne Te

88
Tier 3° · Rank 175°
Cover di SE DIO VUOLE
131°

SE DIO VUOLE (2025)

Sayf

Hip-Hop/Rap

Sayf è forse uno degli artisti/rapper emergenti meno scontati del momento, e questo EP — seppur breve — lo conferma. Tra racconti di vita personale e brani più leggeri, SE DIO VUOLE si presenta come un progetto rap lontano dal cliché del trapper contemporaneo, pur senza rinunciare a quella dose di spavalderia ed ego-trip che da sempre caratterizza il genere.

Nel suono si percepisce l’influenza della scena ligure — Sayf è di Rapallo — ma si tratta più di riferimenti che di vere e proprie imitazioni: l’originalità resta intatta. Il fatto, inoltre, che sia un trombettista aggiunge un ulteriore livello di spessore musicale al progetto. È un artista interessante da seguire nei prossimi sviluppi.

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giocoso

Miglior traccia: MARINÈ (feat. Kuremino & Sethu)

Hits: MARINÈ (feat. Kuremino & Sethu), FORTUNA (feat. 22simba)

72
Tier 5° · Rank 289°
Cover di Salvatore
132°

Salvatore (2022)

Paky

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Trap

Quando ascolti Paky c'è uno scoglio da superare: la voce graffiata, quel tono nasale che o passa o non passa. Se passa, però, diventa difficile non riconoscere che sa fare il gangsta rap — e ha la credibilità per farlo. Questo disco d'esordio lo dimostra senza margini di dubbio.

Salvatore è un disco diviso in due, e la divisione non è casuale: è la struttura stessa del racconto. La prima metà è una sequenza di banger trap dove Paky si mangia i beat. Non è solo questione di produzioni forti — è che lui ci sta sopra in un modo che non lascia scampo. Auto tedesca è una hit riconoscibile dalle prime note: quel beat e quel ritornello iconico ti entrano in testa subito. No Wallet e Blauer arrivano con la stessa energia, beat supremi e Paky che non spreca un secondo. Già in questa prima metà, però, c'è qualcosa che anticipa quello che verrà: 100 Uomini porta con sé una rabbia diversa, più interna, già mischiata a rassegnazione. È la cerniera tra le due anime del disco.

La title track arriva come interludio e cambia tutto. Paky racconta un fatto personale pesantissimo — la morte dello zio in un incidente stradale, a causa di una telefonata — e da quel momento il disco non è più lo stesso. La seconda metà è più conscious, più personale, e quella rassegnazione che affiorava in 100 Uomini diventa manifesta. In Vivi o muori, Vita sbagliata, Comandamento, il racconto si fa intimo senza perdere concretezza: ricordo quando stavo in strada e le prendevo in giro / poi tornavo a casa / pà mi dava il resto. Poche righe, nessuna retorica, e la strada è lì — reale, riconoscibile, senza filtri.

Difficile trovare note stonata in questo disco. Paky ha fatto un esordio con il botto, il tipo di esordio che non si dimentica facilmente.

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aggressivo angosciante

Miglior traccia: 100 Uomini

Hits: 100 Uomini, Vita sbagliata, Comandamento

89
Tier 2° · Rank 161°
Cover di c@ra++ere s?ec!@le
133°

c@ra++ere s?ec!@le (2022)

thasup

Hip-Hop/Rap Trap Pop Rap

Thasup non si smentisce. Tre anni dopo l'esordio fulminante di 23 6451, torna con un disco che spinge ancora più in là la sperimentazione e affina ulteriormente la sua capacità di costruire melodie che non suonano come nient'altro in circolazione. La sua musica è un marchio di fabbrica — e in Italia nessuno può imitarla. Forse meno memorabile del progetto precedente, ma altrettanto valido. La differenza è che qui thasup si prende qualche rischio in più, e quasi sempre vince.

C'è una distinzione netta tra i brani con featuring del mondo pop e quelli più tipicamente thasupiani, ma sarebbe sbagliato leggerla come una concessione commerciale. In r()t()nda con Tiziano Ferro non è thasup ad adattarsi allo stile del featuring: è Ferro che entra nel mondo di thasup, al punto da riprenderne il flow nel ritornello. Stesso discorso per sci@ll@ con Tananai. Thasup non apre una porta sul pop — è il pop che viene a bussare a casa sua, e lui decide come farlo entrare.

Poi ci sono i brani in cui non ci sono mediazioni di nessun tipo. M%n, mi @mi o é f@ke, s!r!: quel rap che non capisci sempre bene nelle parole, e va bene così, perché è il flow e la musicalità a tenerti agganciato. Non stai ascoltando testi — stai ascoltando una voce che diventa strumento, che plasma il suono tanto quanto il beat sotto.

E poi c'è come t! vorre!, che è un caso a parte. Sembra una canzone rivolta a se stessi: io so che non sarò mai come mi vorrei è una frase potentissima, quasi fuori posto in un disco così energico. Ma forse non è fuori posto — forse è il centro di tutto. Quel disagio, quella distanza da sé, potrebbe essere la stessa ragione per cui thasup si nasconde dietro un avatar, dietro una scrittura che deforma le parole fino a renderle sue e di nessun altro.

S!r! ha dominato le classifiche del 2022 ed è uno di quei rari casi in cui non si può che essere contenti. 23 6451 ha l'aura dell'esordio e rimane una gemma, ma questo disco è più completo: non tradisce la sua identità, e non ci si adagia nemmeno sopra. Bravo.

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euforico giocoso

Miglior traccia: mi @mi o è f@ke

Hits: mi @mi o è f@ke, come t! vorre!, s!r!

91
Tier 2° · Rank 135°
Cover di Le Cose Cambiano
134°

Le Cose Cambiano (2023)

Massimo Pericolo

Hip-Hop/Rap Conscious Rap Emo Rap

Si sente che in questo disco Massimo Pericolo ci ha messo dentro davvero se stesso — i testi riflettono sul successo, sul vissuto, su quello che è diventato senza smettere di ricordare da dove viene. Per certi versi è un ritorno all'approccio di Scialla Semper, ma con una consapevolezza in più: quella di chi ha già attraversato qualcosa.

Il disco alterna momenti più conscious e introspettivi a tracce più distese, su sonorità che strizzano l'occhio all'elettronica e alla dance più che alla trap dominante del momento — Moneylove è un mix interessante tra i due mondi, Come Aria va ancora più in quella direzione.

Il momento più alto arriva alla fine, con Non parlarmi (outro): uno sfogo contro chi si lamenta senza rendersi conto di quanto sia privilegiato rispetto a chi certe situazioni le vive davvero. Emerge il vissuto di chi viene dal basso e non ha pazienza per le lamentele di chi non sa cos'è una condizione difficile sul serio. Uno dei momenti lirici più riusciti della sua discografia.

È un ottimo disco per chi cerca un ascolto rap italiano moderno capace di essere emotivo e comunicativo senza rinunciare all'accessibilità musicale.

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riflessivo

Miglior traccia: Totoro 2

Hits: Non parlarmi, Totoro 2

89
Tier 2° · Rank 157°
Cover di La Bella Musica
135°

La Bella Musica (2019)

Vegas Jones

Hip-Hop/Rap Trap

Se si dovesse stilare una lista dei dischi più sottovalutati del rap mainstream italiano, La Bella Musica non potrebbe mancare. A giocargli contro è stato il momento di uscita: novembre 2019, uno dei mesi più affollati della storia recente del genere, con l'esplosione di 23 6451 di tha Supreme e il ritorno monumentale di Marracash con Persona. In quel contesto, passarci sopra era fin troppo facile. Un peccato, perché non è un disco da meno.

In un momento dominato da progetti zeppi di featuring, Vegas Jones esce con qualcosa di compatto e coraggioso: un solo ospite in quattordici tracce, Fabri Fibra, e il peso del disco tutto sulle spalle. Le produzioni — affidate principalmente alla coppia Boston George e Joe Vain — pescano dall'immaginario trap con 808 presenti ma eleganti, spesso arricchiti da linee melodiche sottili — ad esempio il flauto sintetico in Presidenziale che alleggerisce senza togliere spessore. Il disco sa anche svuotarsi quando serve: l'intro al pianoforte della title track è uno dei momenti più disarmanti dell'intero progetto. Poi ci sono Supercar e Puertosol, che invece aprono le finestre e ti portano su una spiaggia californiana — ma è un sole filtrato, non l'euforia spensierata di certe sue uscite precedenti.

Anche la scrittura è cresciuta. Solido è una di quelle tracce che sa essere motivante senza risultare retorica — ti spinge a non farti abbattere con una naturalezza che in certi rapper suona forzata. La Bella Musica, la title track, è il cuore introspettivo del disco: nostalgia e malinconia che però non affondano — poi nell'ombra ho trovato un filo di luce, seguila / ora che hai una chance, usala. Chi alla fine ce l'ha fatta, lo sa riconoscere in quelle parole. Presidenziale con Fabri Fibra è invece la traccia più pomposa, nel senso migliore: due strofe metricamente eccellenti, un parallelismo tra la vita da artista e quella da presidente che funziona perché non si prende troppo sul serio.

È il miglior disco di Vegas Jones, e probabilmente uno dei più riusciti del rap italiano di quel periodo. Che sia rimasto nell'ombra dice più sul momento che su di lui.

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trionfante rilassato riflessivo

Miglior traccia: Solido

Hits: Solido, La Bella Musica, Presidenziale

90
Tier 2° · Rank 142°
Cover di X2VR
136°

X2VR (2023)

Sfera Ebbasta

Hip-Hop/Rap Trap

I sequel dei dischi iconici si portano sempre dietro un peso doppio. Il confronto con il primo capitolo è inevitabile, e in questo caso l'aspettativa era alta anche per un'altra ragione: Sfera arrivava da Famoso, un disco debolissimo, e aveva bisogno di una risposta. X2VR è esattamente quello: uno switch netto. Fuori il pop, fuori la rincorsa ossessiva al feat internazionale, dentro i banger trap, i beat spinti, i nomi vicini al suo mondo.

Il paragone con XDVR però non si può evitare — e non sarebbe onesto farlo. Quel disco del 2015, distribuito gratis e diventato pietra miliare, è stato il momento in cui la trap è entrata in Italia per la prima volta con una voce credibile. Aveva una voglia di riscatto mista a rassegnazione che era quasi fisica. X2VR non ha quella tensione, ma sarebbe strano se ce l'avesse: in mezzo ci sono anni di sold out, platini, e lo status di rapper più ascoltato d'Italia nell'ultimo decennio. È normale che i testi scivolino sull'autocelebrazione — è difficile fare altrimenti quando sei diventato esattamente quello che sognavi di essere.

Tra i banger ci sono due pezzi che meritano menzione esplicita. VDLC campiona Vida Loca dei Club Dogo e funziona come omaggio dichiarato alla scena da cui Sfera viene — un ancoraggio identitario che dà senso al disco. Ciao Bella con Anna funziona proprio per come è costruita: il beat accelera nella seconda metà e prepara il terreno a un flow più tecnico, che Anna sfrutta regalando una delle strofe più imbarazzanti per almeno mezza scena rap italiana. Calcolatrici con Geolier, Simba La Rue e Baby Gang fa una cosa diversa — non accelera, cambia proprio registro, da trap a drill/hood, e il salto funziona. Il resto del disco tiene, anche se non stupisce.

L'unico momento davvero introspettivo è 15 Piani con Marracash, che chiude il disco tornando al quartiere, ai palazzoni, alle origini. È un finale che fa il suo lavoro e ricorda che Sfera, quando vuole, sa ancora dove mettere le mani.
X2VR non ha l'iconicità del primo disco — ma non era quello il punto. È un disco che fa il suo dovere, senza pretese eccessive, confezionato da chi ha la stoffa per farlo bene anche quando non è ispirato al massimo.

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aggressivo trionfante

Miglior traccia: 15 Piani

Hits: 15 Piani, Calcolatrici

60
Tier 6° · Rank 361°
Cover di Aletheia
137°

Aletheia (2019) ✰

Izi

Hip-Hop/Rap Conscious Rap Trap

Senza troppi giri di parole, Aletheia è uno dei dischi rap italiani migliori degli anni Dieci. Izi arrivava da una lunga assenza dopo Pizzicato: nel periodo tra i due dischi aveva attraversato una crisi personale e depressiva profonda — crisi epilettiche, isolamento, la necessità di imparare a farsi attraversare dal dolore invece di fingere che non esistesse. Quel processo di rielaborazione si sente in ogni traccia.

Il titolo è già una dichiarazione di intenti: aletheia in greco antico significa "verità". È la verità che Izi stava cercando, ma non ha la pretesa di comunicarcela — forse perché non l'ha trovata del tutto. E questa tensione irrisolta è uno degli elementi più interessanti del disco. C'è persino un concept nascosto: undici tracce si chiudono ciascuna con una parola, e ricomposte nell'ordine giusto formano la frase "Ma possiamo comprendere quando un bambino ha paura del buio?". Non è un gioco fine a se stesso — è il modo in cui il disco ti chiede di essere ascoltato: con attenzione, più volte, cercando qualcosa.

Musicalmente, le produzioni richiamano la trap di quegli anni ma si sente che c'è cura a costruire un'atmosfera specifica, mistica e densa. Il merito è soprattutto di Davide Ice, produttore centrale del disco, affiancato da nomi come Tha Supreme, Charlie Charles, Mace e High Klassified, che tessono il suono giusto per accompagnare il flow scorrevole e dirompente di Izi. Molte tracce scorrono come un flusso di parole, concetti, pensieri a volte autobiografici — andavo in giro in bicicletta / sì da bambino mi piaceva l'aria fresca / perché respiravo e la sentivo in testa / come se avessi una finestra / e invece vivo in una cella — e a volte no, fino a momenti più confessionali come le tracce di chiusura Grande e Zorba. Fumo da solo è liricamente tra le più dense del disco; Uh, che peccato! dimostra che anche quando allenta il registro, l'approccio metrico e tecnico regge. E poi c'è la cover di Dolcenera di De André — un artista che secondo Izi è la voce di Dio — che un rapper genovese non poteva non omaggiare, e che riesce nell'impresa senza sembrare un sacrilegio.

È un disco a cui si torna, e ogni volta c'è qualcosa che non si era colto prima: un'immagine, una parola nascosta, un'inflessione del flow che cambia il senso di una strofa. Nel rap italiano degli anni Dieci, pochi dischi chiedono questo tipo di ascolto. Aletheia è uno di quelli.

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malinconico angosciante spirituale

Miglior traccia: Fumo da solo

Hits: Fumo da solo, Grande, Dolcenera, San Giorgio

98
Tier 1° · Rank 70°
Cover di OBE
138°

OBE (2021) ✰

Mace

Hip-Hop/Rap Indie Pop Electronic Urban

Mace ha un dono raro: sa portare gli artisti in territori che non sono i loro senza farli sembrare pesci fuor d'acqua. Il risultato è un producer album intenso, che avvolge nel suono e riesce a fare più cose insieme — energico e spirituale, pop e sperimentale, immediato e profondo — senza che nulla stoni, senza che nessuna voce sembri fuori posto. È un disco vario che non si disperde mai, tenuto insieme da una visione che Mace non perde di vista neanche per un secondo.

I momenti forti sono tanti e arrivano da direzioni diverse. LA CANZONE NOSTRA costruisce tensione con un beat che si svuota fino al silenzio, poi lascia esplodere un Blanco allora praticamente esordiente in un ritornello dal sapore universale. NON VIVO PIU’ SULLA TERRA porta Rkomi in un territorio introspettivo e ispirato come raramente — "sei ricco quando te ne accorgi / la verità è che stare immobili serve con le api d'accordo" — mentre la produzione sul finale deflagra in qualcosa di alieno. Poi c'è AYAHUASCA, il cuore pulsante del disco: ti trascina in un deserto messicano, dentro qualcosa che assomiglia a un rito sciamanico, con la voce di Colapesce che ti culla in modo ipnotico fino a farti smettere di ascoltare e cominciare semplicemente a sentirti portare altrove.

Ma il segno di un grande disco è anche quello che fa con i brani apparentemente minori. Per citarne alcuni, RAGAZZI DELLA NEBBIA mette insieme Irama e FSK Satellite — un'accoppiata che sulla carta non dovrebbe funzionare, e invece funziona benissimo. ACQUA con Madame e Rkomi scorre esattamente come suggerisce il titolo, con due flow che seguono la base di Mace come un fiume che trova sempre la strada.

OBE è un capolavoro. Punto.

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sognante misterioso sensuale

Miglior traccia: AYAHUASCA

Hits: AYAHUSCA, LA CANZONE NOSTRA, NON VIVO PIU’ SULLA TERRA

98
Tier 1° · Rank 58°
Cover di Sirio
139°

Sirio (2022) ✰

Lazza

Hip-Hop/Rap Pop Rap Trap

Con Re Mida Lazza aveva dimostrato di saper costruire punchline come pochi. Sirio è l'album in cui dimostra che sa fare anche altro: melodia, ritornelli, pop rap — quello fatto bene, che non è un'involuzione ma una scelta. E lui ce la fa convincere fino in fondo.

L'equilibrio tra flow, tecnica e hook è tenuto con una precisione rara nel rap mainstream italiano: le linee melodiche di Lazza sono tra le più belle in circolazione, con un senso della misura che molti cantanti pop si sognano. Le sonorità restano ancorate alla trap — Piove e Uscito di Galera dominano le classifiche e fanno il loro mestiere benissimo, senza pretendere di essere altro. Ma sono Molotov e Panico, con Takagi & Ketra alla produzione, a indicare la direzione futura: un suono più morbido, più radiofonico, che pochi mesi dopo porterà Cenere a Sanremo e a diventare il brano sanremese più certificato della storia FIMI.

Il disco però si rivela davvero nella seconda metà, nelle tracce che non hanno dominato i feed. 3 Pali ha un beat di Low Kidd pieno e denso, con un flow cavalcante che Lazza cavalca senza mai perdere il filo. E poi il finale: Nulla di e Replay cambiano tutto — atmosfere più cupe, produzioni più pesanti, un modo di rappare più introspettivo che in qualsiasi altro punto del disco. Sono le tracce più belle di Sirio, e anche le meno ascoltate. Chi si è fermato alle hit si è perso la parte migliore.

Non è un album di concetti o grandi temi, e non deve esserlo. Quando produzione e performance vocale sono tenute insieme così, certe "mancanze" diventano irrilevanti. Il disco di diamante — record nel rap italiano — non è un caso: Sirio è semplicemente uno degli album più riusciti degli ultimi anni nella scena.

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euforico malinconico

Miglior traccia: Replay

Hits: Replay, 3 Pali, Nulla Di

89
Tier 3° · Rank 171°
Cover di Re Mida
140°

Re Mida (2019)

Lazza

Hip-Hop/Rap Trap

Re Mida è il disco in cui Lazza dimostra di essere un fuoriclasse nel rap game, prima di traghettare verso sonorità più pop e mainstream. Un dettaglio che dice già tutto su chi sia Jacopo Lazzarini: ha studiato pianoforte al conservatorio, e si sente — non come orpello, ma nella cura con cui le produzioni di Low Kidd costruiscono ogni pezzo, più variegate e riuscite rispetto a Zzala.

Il disco è ricco di hit che sanno distinguersi per flow, ritornelli melodici e soprattutto punchline taglienti — il tipo di rime che rimangono in testa non per la melodia ma per la precisione chirurgica con cui sono costruite: per 'sti qua sono Dio / ma per me sono io / perché fra la D è muta / come Django. L'entrata di Guè in Gucci Ski Mask è diventata iconica nel giro di pochi ascolti, mentre Netflix e Porto Cervo sono le hit più catchy, costruite per essere ascoltate in loop. Il disco sa però anche abbassare la guardia: Catrame con Tedua e Morto Mai sono i momenti emotivamente più intensi, quelli in cui Lazza smette di esibire il flow e lascia che siano i contenuti a parlare.

Ma anche le tracce che hanno sfondato meno il mainstream sanno il fatto loro. Cazal con Izi mette insieme due flow e rime studiate su un beat trap potente, senza che nessuno dei due sembri fuori posto. 24H è forse la traccia più riuscita concettualmente: parla della fretta, del tempo che non basta mai, nelle relazioni. e nel lavoro, e lo fa con un flow che accelera insieme al testo — uno di quei casi in cui la forma e il contenuto si tengono davvero.

Re Mida è un disco rap riuscito, il punto più alto di Lazza prima che la rincorsa al grande pubblico prendesse il sopravvento. Per chi ama le punchline e le rime taglienti, è quasi un documento.

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aggressivo euforico malinconico

Miglior traccia: Morto Mai

Hits: Morto Mai, Gucci Ski Mask, Cazal (feat. Izi), 24H

91
Tier 2° · Rank 140°
Cover di Black on Both Sides
141°

Black on Both Sides (1999)

Mos Def

Hip-Hop/Rap

Black on Both Sides è uno dei dischi più riusciti dell'hip-hop americano, e il fatto che sia uscito nel 1999 lo rende ancora più significativo. Era il momento in cui il rap commerciale dominava, tra No Limit e Cash Money, e Mos Def andò deliberatamente dall'altra parte — verso qualcosa di più essenziale, più radicato, più New York.

Il disco trasuda East Coast da ogni solco. Le produzioni sono curate con una precisione che nell'hip-hop di quegli anni non era affatto scontata: il sample di Aretha Franklin in Ms. Fat Booty — quella voce che entra e ti fa muovere la testa prima ancora che Mos apra bocca — è un esempio perfetto di come si costruisce un beat partendo da materiale nobile senza seppellirlo. Brooklyn va ancora oltre: tre movimenti, tre beat diversi, ciascuno con la sua atmosfera, tenuti insieme dal filo del flow. DJ Premier firma Mathematics con il suo boom bap riconoscibile tra mille. È un disco fatto da qualcuno che conosce la storia del genere e la rispetta senza restarne prigioniero.

Mos Def su questo disco non è solo il rapper: suona basso, batteria, tastiere, e in Umi Says abbandona del tutto il microfono per cantare. È questo controllo totale sul materiale che si sente — ogni scelta sembra consapevole, niente è lasciato al caso.

Il flow è disinvolto, pulito, diretto. Non cerca mai di impressionare per forza, e forse è proprio questo che lo rende così godibile ancora oggi. Un disco per chi ama l'hip-hop east coast nella sua forma più pura — e una delle prove migliori di cosa il genere sappia fare quando è nelle mani giuste.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Brooklyn

Hits: Brooklyn, Ms. Fat Booty , Fear Not of Man

98
Tier 1° · Rank 61°
Cover di NON GUARDARE GIU’
142°

NON GUARDARE GIU’ (2025)

Tredici Pietro

Hip-Hop/Rap

NON GUARDARE GIU’ è il secondo disco ufficiale del rapper Tredici Pietro. Rispetto alle uscite rap dell'ultimo periodo, è sicuramente un album che va in una direzione diversa: meno ricerca forzata del banger o del pezzo da club, a favore di una maggiore originalità nelle produzioni, che mescolano hip-hop a sonorità urban pop.

Il disco è però un po' un'altalena: ci sono brani molto originali per struttura, come Morire o LikethisLikeThat, alternati a pezzi che suonano più anonimi. Rimane comunque un artista interessante e promettente da seguire.

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giocoso riflessivo

Miglior traccia: morire

Hits: morire

70
Tier 5° · Rank 304°
Cover di good Kid, M.a.a.d. City
143°

good Kid, M.a.a.d. City (2012) ✰

Kendrick Lamar

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Il primo capolavoro di Kendrick Lamar. Uscito nell’ottobre del 2012 come major label debut — con Dr. Dre e Top Dawg in veste di executive producer — l’album porta il sottotitolo “A Short Film by Kendrick Lamar”: un dettaglio non casuale, che dice tutto sull’approccio cinematografico e narrativo con cui è costruito. Kendrick ci racconta cosa significa essere un “good kid” in una Compton pazza, dove le insidie si nascondono dietro ogni angolo, e lo fa con un lirismo straordinario su produzioni hip-hop che sanno richiamare la tradizione della West Coast senza mai sembrare datate.

La struttura è quella di un concept album vero e proprio: una serie di tracce interconnesse, arricchite da skits e dialoghi, che seguono Kendrick lungo una notte travagliata nella sua città natale. Tra i momenti più iconici, Money Trees spicca per il suo ritornello ipnotico e sospeso nel tempo; Swimming Pools (Drank) affronta il tema dell’alcolismo con una profondità emotiva sorprendente, mascherata da un beat accessibile e radiofonico; le due tracce good kid e m.A.A.d city formano un dittico capace di condensare l’essenza dell’intero disco. E poi c’è Sing About Me, I’m Dying of Thirst: oltre sette minuti di riflessione sulla morte, raccontata attraverso voci e prospettive diverse, un brano che da solo basterebbe a consacrare Kendrick tra i più grandi liricisti del nuovo secolo.

Alla sua uscita, l’album venne eletto miglior disco del 2012 da testate come Pitchfork, BBC, Complex e New York Magazine — e non è difficile capire perché. A distanza di oltre dieci anni, good kid, m.A.A.d city suona ancora benissimo e, soprattutto, suona attuale.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: Swimming Pools

Hits: Swimming Pools, Money Trees, Sing About Me

100
Tier 1° · Rank 31°
Cover di E’ Finita La Pace
144°

E’ Finita La Pace (2024)

Marracash

Hip-Hop/Rap Conscious Rap Political Rap

È Finita La Pace chiude la trilogia iniziata con Persona e proseguita con Noi, Loro, Gli Altri, e lo fa scartando di lato rispetto ai capitoli precedenti: meno introspezione, più sguardo verso fuori. Gli Sbandati Hanno Perso e Mi Sono Innamorato di un AI sono i pezzi che incarnano meglio questo cambio di prospettiva — il primo uno sguardo tagliente su chi si è perso per strada, il secondo una riflessione sull'isolamento emotivo nell'era digitale, affrontata senza ironia facile. È un disco che osserva il mondo con la lucidità di chi ha già fatto i conti con se stesso.

Alla produzione Marz e Zef fanno un lavoro magistrale: campionano la tradizione italiana con una precisione quasi filologica, senza mai perdere il taglio hip hop. La title track costruisce tutto intorno a Firenze (Canzone Triste) di Ivan Graziani — un innesto che funziona perché non cerca di nascondere l'originale ma lo trasforma. Gli Sbandati Hanno Perso recupera le atmosfere di Crazy di Gnarls Barkley e ci costruisce sopra qualcosa di completamente diverso.

I brani che restano di più sono Vittima e Lei. Vittima è probabilmente uno dei pezzi più belli dell'intera trilogia: affronta il tema del non trovare giustificazioni per i propri fallimenti con una scrittura volutamente sfumata, in cui non si capisce mai del tutto se Marra stia parlando a se stesso, a qualcun altro, o ad entrambi. Lei è l'altra faccia — un amore mancato raccontato con la maturità di un uomo di quarant'anni, senza nostalgia retorica.

Le critiche sul fatto che suoni troppo pop sono sterili. La tradizione italiana è pop — Marra la recupera, la porta nel suo mondo e la piega al suo linguaggio. È esattamente quello che fanno i grandi artisti.

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riflessivo

Miglior traccia: Vittima

Hits: Vittima, Lei

83
Tier 4° · Rank 221°
Cover di NOI, LORO, GLI ALTRI
145°

NOI, LORO, GLI ALTRI (2021) ✰

Marracash

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Marracash rilascia NOI, LORO, GLI ALTRI a sorpresa, a due anni di distanza dal ritorno trionfale di Persona. Superarsi non era affatto facile — Persona, tolti magari un paio di brani più mainstream e qualche traccia evitabile, resta un ottimo album. E invece Marra ci riesce, tirando fuori probabilmente il suo progetto migliore.

Il concept riprende il filo di Persona ma lo espande verso qualcosa di più grande: non più solo l'identità dell'individuo, ma quella collettiva. La società frammentata in fazioni, ognuna con la propria verità, ognuna convinta di essere dalla parte giusta. Questo framework — noi, loro, gli altri — non rimane un'etichetta astratta: si ritrova nei testi, nelle storie, nel modo in cui Marra si muove tra l'autobiografico e il sociale senza che i due piani si pestino mai i piedi.

Perché Marra si racconta ancora più a fondo di prima, mettendo in rima le sue fragilità, la depressione, il bipolarismo. DUBBI è la traccia più intensa del disco, quella che umanizza l'artista in modo quasi spiazzante: nonostante il successo, i soldi, la fama e il riconoscimento, si mostra afflitto dagli stessi dolori che possono colpire chiunque. È un momento di onestà rara, nel rap italiano e non solo. Accanto a questo c'è NOI, che funziona in modo completamente diverso: uno storytelling preciso e controllato, un frammento di vita e di amicizia che ricorda per approccio Il Nostro Tempo di Status, ma con una maturità di scrittura ulteriore.

Il resto del disco regge su produzioni impeccabili, sample mai banali — fatta eccezione forse per ∞ LOVE, che però in quanto traccia più commerciale ha la sua ragione di esistere — e featuring scelti con una cura che si sente. Nessuna traccia è davvero skip. In un album di questa lunghezza, non è poco.

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riflessivo

Miglior traccia: DUBBI

Hits: DUBBI, INFINITY LOVE, NOI, IO

98
Tier 1° · Rank 53°
Cover di Persona
146°

Persona (2019) ✰

Marracash

Hip-Hop/Rap Conscious Rap

Persona esce nel 2019 dopo quattro anni di assenza dall'ultimo album solista, Status, e il motivo di questa lunga sparizione lo spiega il disco stesso. Marracash aveva attraversato un periodo di crisi personale e depressiva profonda — una relazione tossica, il distacco dai social, l'isolamento — e Persona è il risultato di quel processo di rielaborazione. Il titolo non è casuale: richiama l'omonimo film di Ingmar Bergman e il tema del doppio, della distanza tra chi si è e chi si mostra al mondo. Qui Marra decide di abbattere quella distanza, lasciando un pezzo di sé in ogni traccia — letteralmente, dato che ogni brano porta il nome di una parte del corpo a cui è dedicato.

Il brano che spiega il concept meglio di tutti è Crudelia – I nervi: la descrizione di una relazione tossica e manipolatrice, uno dei motivi principali dell'allontanamento dalla scena, raccontata senza filtri e senza retorica. È uno dei momenti più crudi del disco, e proprio per questo uno dei più riusciti. Intorno a lui, Marra dimostra di essere uno dei migliori liricisti del rap italiano — se non il migliore. Ogni parola è scelta con cura, le citazioni sono onnivore e mai a caso, le figure retoriche costruite con una precisione chirurgica: perché il successo / fra è come se metti / una lente di ingrandimento su un insetto. Le produzioni di Marz, quasi tutte da lode, tessono il suono giusto per ogni "brandello" del concept — varie, calibrate, mai interscambiabili.

Se c'è una criticità, sono i featuring: nove sono tanti, e non tutti convincono allo stesso modo. Mahmood, Tha Supreme e Sfera Ebbasta hanno senso nel concept, ma è difficile non pensare che abbiano senso anche perché nel 2019 erano i nomi più caldi della scena — e si sente. Da buttare e Greta Thunberg sono i momenti più sottotono del disco, tracce che potevano tranquillamente restare fuori senza intaccare la solidità del concept.

Le gemme, però, valgono tutto il resto. G.O.A.T. è una delle canzoni più sincere e sentite dell'intero disco — una riflessione sull'ansia, sull'autostima, sulla voglia di rialzarsi che non suona mai come un proclama ma come qualcosa di vissuto davvero. Tutto Questo Niente è invece una meditazione matura e disincantata sul successo e sul materialismo, con un sax che accompagna Marra in uno dei suoi momenti più profondi.

Persona entra dritto nella classifica dei migliori album del rap italiano. Punto.

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riflessivo angosciante

Miglior traccia: TUTTO QUESTO NIENTE - Gli occhi

Hits: TUTTO QUESTO NIENTE - Gli occhi, BODY PARTS - I denti, CRUDELIA - I nervi, G.O.A.T. - il cuore

94
Tier 2° · Rank 102°
Cover di Squallor
147°

Squallor (2015)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap

Con Squallor Fibra prova a capire quanto pesa il marketing sulle vendite — e in particolare sulle sue: pubblica il disco senza promozione, senza avviso, con un semplice tweet. Il titolo l'aveva nominato quasi di sfuggita in una delle barre del dissing con Vacca, concluso poco prima.

È forse uno dei suoi dischi meno ispirati, non perché manchi di contenuti, ma perché è sconnesso — suona più come una lunga playlist che come un progetto organico. E la forza che il marketing non gli dà, Fibra prova a cercarla nella presenza di quasi tutta la scena rap dei grandi dell'epoca: Salmo, Guè, Marracash, Gemitaiz, MadMan.

Come sempre nel suo catalogo, i momenti interessanti non mancano, ancora di più in un disco lunghissimo come questo. Il rap nel mio paese è una critica velata alla scena rap dell'epoca — diventata celebre soprattutto per il dissing a Fedez — che in un disco con così tanti ospiti stride quasi. Sento Le Sirene è introspezione e narrazione della Milano drogata e violenta, su una produzione tetra. In Trainspotting c’è una sorta di climax lirico nelle strofe, intervallate da stralci di interviste, con sempre al centro il tema della droga e della musica come sostanza parallela. Ma anche Alieno — su un campione di Niggas in Paris - e Come Vasco che sono delle vere hit rap, dove Fibra sfoggia un flow rinnovato e elegante.

Le produzioni, tra l'altro, valgono la pena: ci sono firme americane di primo piano — Hit-Boy, Dot Da Genius, Amadeus — che hanno lavorato con Kanye, Drake, Travis Scott.

Per approccio il disco richiama i suoi primi lavori, ma con un mood meno giocoso e più cupo e opprimente. Lo “squallore” lo si ritrova nelle strofe, nei temi, nel racconto di una società persa. Forse la debolezza sta proprio nei brani con gli ospiti: sono quelli più deboli lato produzioni e tolgono spazio a Fibra, che invece nello squallore ci ha sempre sguazzato bene.

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angosciante trionfante rilassato

Miglior traccia: Sento le sirene

Hits: Come Vasco, Alieno, Sento le sirene, Il rap nel mio paese

75
Tier 4° · Rank 263°
Cover di Lato & Fabri Fibra
148°

Lato & Fabri Fibra (2004)

Uomini di Mare

Hip-Hop/Rap

Cinque tracce, brevissimo, ma clamoroso. Lato & Fabri Fibra — EP del 2004 ultimo progetto degli Uomini di Mare, il progetto con DJ Lato — è uno di quei dischi che sintetizza perfettamente il Fibra di mezzo, quello che sta tra Turbe Giovanili e Mr. Simpatia. Anticipa per certi versi l'approccio del secondo — che viene anche citato esplicitamente nell'EP, nel caso non fosse chiaro a chi stiamo alludendo — ma con un tono più giocoso, una scrittura più diretta e immediata, senza le estremizzazioni che caratterizzeranno quel disco.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente La cosa più facile, che tredici anni dopo tornerà sotto forma di Fenomeno — una delle hit più note di Fibra, costruita proprio sul ritornello di questo brano. E poi c'è La Mia Vita, probabilmente il momento più alto dell'EP e uno dei brani più belli dell'intera carriera di Fibra, almeno per chi lo segue da vicino: una riflessione personale su fatti di vita e fallimenti affrontata con una sottile autoironia, che lo porta a rivalutare affetti e situazioni con una maturità che sorprende per un progetto così compatto.

Un EP che vale tutto il tempo che ci vuole per trovarlo.

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giocoso riflessivo

Miglior traccia: La Mia Vita

Hits: La Mia Vita

92
Tier 2° · Rank 117°
Cover di Mr Simpatia
149°

Mr Simpatia (2004) ✰

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop

Mr. Simpatia è l'album che ha completamente cambiato il destino dell'hip-hop in Italia. Fibra aveva già pubblicato Turbe Giovanili con l'idea di sfondare, ma il disco era rimasto confinato negli argini strettissimi della scena underground. A 28 anni, disilluso, non ci credeva più. Così si era trasferito a Brighton, dove lavorava in una fabbrica di penne Parker, e scriveva rime sui foglietti di carta che aveva sottomano durante i turni. Quelle penne sono servite a qualcosa.

Il disco va totalmente contro i canoni del rap dell'epoca, ma anche contro il suo stile precedente. Non ci sono virtuosismi, non c'è tecnica sopraffina o incastri raffinati. Ci sono rime spesso semplici, un linguaggio quotidiano riempito delle parole più atroci che potesse trovare, per demolire tutto ciò che viene tradizionalmente considerato sacro nella società e nella cultura italiana: la famiglia, le relazioni, il lavoro, la religione.

L'ego trip qui è capovolto. Se oggi siamo abituati al cliché del rapper figo, con mille ragazze, successo e soldi, qui troviamo l'esatto opposto: Fibra è lo sfigato, intrappolato in relazioni tossiche, con un lavoro che lo opprime, che odia la Chiesa e le sue prediche, che disprezza la propria famiglia. Tutte le canzoni ruotano attorno a questi temi attraverso uno storytelling continuo e portato all'estremo, dove si inscenano stupri, violenze, sesso e le peggiori situazioni che una mente malata possa partorire. Ma in mezzo a questo racconto disturbante si nascondono tantissimi elementi di critica sociale, con riferimenti a fatti di cronaca dell'epoca — e probabilmente un rapporto difficile e frustrante con l'altro sesso che viene mascherato da una misoginia volutamente esagerata.

Il disco è costellato di alcune delle canzoni più iconiche di Fibra. Rap in Vena con uno dei ritornelli più famosi del rap nostrano — io me ne sbatto il cazzo / di un lavoro in città / io spruzzo rap in vena. Non Crollo che racconta tutta la sua frustrazione riuscendo comunque a essere ottimista. Momenti No, il punto più profondo emotivamente, l'unica traccia dove a parlare sembra davvero Fibra e non la maschera di Mr. Simpatia che si è messo dall'inizio — io sto nell'acqua in / questa vasca in cui / ci butto acceso un phon. Ma anche le tracce meno note sanno dire qualcosa, come la title track stessa, costruita sulla ripetizione ossessiva di strofe in -zione e in -arci: un suono duro, acido, disturbante che comunica perfettamente il contenuto — Qualunque canzone italiana punta a rattristarci / qualunque regista in Italia punta ad annoiarci.

Fabri Fibra voleva attirare l'attenzione con questo album, diventare scomodo, mettere in rima il lato più oscuro dell'essere umano. Ci è riuscito perfettamente — e lo ha fatto nel momento in cui aveva meno da perdere, che è spesso il momento in cui si fa la roba migliore.

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aggressivo giocoso angosciante

Miglior traccia: Venerdì 17

Hits: Non Crollo, Momenti No, Venerdì 17, Rap in Vena

100
Tier 1° · Rank 9°
Cover di Caos
150°

Caos (2022)

Fabri Fibra

Hip-Hop/Rap

Caos è il decimo album in studio di Fabri Fibra, pubblicato cinque anni dopo Fenomeno. Con quelle aspettative sulle spalle il disco lascia un po' l'amaro in bocca. Il problema principale è strutturale: sembra un tentativo di rimettere in scena tutte le versioni di sé, finendo per creare un effetto playlist, con brani scollegati sia sul piano lirico che su quello musicale.

I momenti migliori ci sono e si sentono. Noia con Marracash è probabilmente il picco del disco: i due riflettono sulla noia dei ricchi e sul rovescio della medaglia della popolarità, su una base che campiona Blue in Green di Miles Davis con grande eleganza. Cocaine con Guè e Salmo funziona come pseudo-freestyle: ritornello memorabile, armonica bellissima.

Dall'altro lato, tracce come Stelle, Pronti Al Peggio e Fumo Erba faticano a lasciare il segno, sia per i testi che per le produzioni. Un disco che, nonostante i lampi di qualità, non entra nella top 5 della sua discografia.

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euforico riflessivo

Miglior traccia: Noia

Hits: Noia, Cocaine

71
Tier 5° · Rank 302°