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Anno: 2025–2026

Anno
Punteggio minimo: 28
28100
Azzera

86 album trovati

Cover di IO

IO (2026)

18K

Hip-Hop/Rap Rage Electronic Emo Rap

18K non è un rapper nel senso in cui lo intende la maggior parte della scena italiana. Non cerca la rima figa, non punta sul flex, non costruisce i brani intorno alla tecnica. La sua forza sta altrove: in una sincerità viscerale, in un mondo emotivo fatto di disagio, crisi esistenziale e voglia di esplodere, che si percepisce dalle parole prima ancora che dalle scelte stilistiche. IO è il disco in cui questa dimensione trova la sua forma più compiuta.

A sorreggerla c'è una scelta sonora precisa e coerente: niente trap, niente che suoni come il rap italiano del momento. Le produzioni vanno verso un'elettronica distorta, quasi caotica, con accenni di rage e influenze che potrebbero arrivare tranquillamente dall’industrial e dal metalcore — una texture che a tratti ricorda certi momenti di 2ollis o di Playboi Carti, quel mood emotivo sospeso su beat che sembrano sul punto di collassare. Già in Anti Anti emergeva questa direzione; qui è portata ancora più all'estremo, specialmente in tracce come HowToBasic e Fottuto Coltello.

Apprezzabile anche la scelta dei featuring: Visino Bianco, Macello, Unk, Vegas Jones, Latrelle — nomi che ruotano attorno al suo progetto o che comunque ne condividono l'identità, senza svendere la coerenza del disco per inseguire un pubblico più largo. Quasi una dichiarazione di intenti, in un momento in cui 18K si sta avvicinando sempre di più al grande pubblico. E nei testi torna spesso: in strada che sboccia una boccia del bangla / fanculo la boccia di Asti — voglia di riaffermare le proprie origini, rifiuto di cambiare per il successo.

Il progetto è lungo — 17 tracce — e qualche momento meno forte c'è. Ma nel complesso è un ottimo disco, e se ti sei stufato della solita trap all'italiana ti darà parecchie soddisfazioni.

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malinconico aggressivo angosciante

Miglior traccia: Ho visto Cristo

Hits: Ho visto Cristo, FOTTUTO COLTELLO, HowToBasic

86
Tier 3° · Rank 194°
Cover di De Venom Natura

De Venom Natura (2026)

Ponte del Diavolo

Metal Doom Metal Black Metal Post-Punk

Torinesi, attivi dal 2020, al secondo disco: Ponte del Diavolo sono probabilmente una delle band metal italiane più interessanti in circolazione, e De Venom Natura è il disco che lo dimostra senza margini di dubbio.

Il concept è dichiarato già dal titolo: la natura non come rifugio o locus amoenus, ma come depositaria di veleni, portatrice di morte — e al tempo stesso agente di trasformazione. È un'idea che non rimane sul piano concettuale ma si incarna nel suono, forse più chiaramente in Il veleno della Natura, il brano più evocativo del disco: io mi voglio avvelenare / col più soffice dei baci … / voglio infine contagiarti con l'assenzio delle stelle. Testo e musica che si sostengono a vicenda, con quella tensione che il disco costruisce e mantiene per tutta la sua durata.

Alcuni hanno coniato il termine "blackened post-punk" per descriverli, e non è sbagliato: c'è l'energia incalzante del black metal, ma c'è anche qualcosa di più istintivo e irrequieto che viene da un'altra parte. La voce di Elena Camusso — in arte Erba del Diavolo — è sempre pulita e melodica, dall’anima doom, alterna italiano e inglese, ma sa colorarsi di sfumature diaboliche che danno contesto a tutto il resto. L'italiano funziona benissimo, e non è scontato nel metal.

A reggere il tutto c'è una produzione di livello: suono vivido, spazioso, dove si coglie ogni sfumatura — la batteria che nell'apertura di Spirit, Blood, Poison, Ferment! rievoca più il post-punk che il black, il modo in cui Il veleno della Natura cresce e si distende, il riff finale e il blast beat di In The Flat Field. Tre momenti alti in un disco che non abbassa praticamente mai il livello.

Se hai ascoltato solo metal d'oltre confine, questa è una band da recuperare. Se pensi che l'Italia nella musica sia solo rap, cantautorato e pop, beh hai qualcosa da scoprire.

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misterioso angosciante spirituale

Miglior traccia: In The Flat Field

Hits: In The Flat Field, Il veleno della Natura, “Spirit, Blood, Poison, Ferment!”

95
Tier 1° · Rank 91°
Cover di stare al mondo

stare al mondo (2026)

Matteo Alieno

Pop Indie Pop Indie Rock

Matteo Alieno, all'anagrafe Matteo Pierotti, è un cantautore romano che con questo terzo disco costruisce qualcosa di coerente e riuscito attorno a un'idea semplice e abbastanza universale: le persone non sanno stare al mondo, e lo portano alla rovina. Un tema che attraversa il disco da più angolazioni — sociale, relazionale, personale — senza mai diventare predicatorio, perché l'arma principale è l'ironia.

L'espressione più diretta di tutto questo è nessuno sa stare al mondo, con un ritornello che porta il ragionamento alle estreme conseguenze: meglio che i genitori evitino di fare l'amore, per non mettere al mondo un'altra persona che non ci capisce niente. Detto così suona nichilista, ma nel contesto del disco suona quasi come una liberazione. Piselli è un altro esempio: un brano personale che non si prende sul serio, ma che funziona.

Il contrappeso è persone, il brano che devia di più dall'identità del disco: produzione più elettronica, testo ridotto all'osso — quasi parole singole, poca sintassi — e un'atmosfera più cupa che fa respirare il disco in modo diverso. Una deviazione che comunque non suona forzata.

Un buon disco per chi cerca pop e rock nell'indie italiano, con una scrittura che sa quando essere ironica e quando togliere tutto.

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giocoso riflessivo

Miglior traccia: persone

Hits: persone, nessuno sa stare al mondo

69
Tier 5° · Rank 316°
Cover di FUORISEDE

FUORISEDE (2026)

LeUltimeParoleFamose

R&B Urban Pop

FUORISEDE è il secondo EP di Valentina Lattanzi, in arte LeUltimeParoleFamose — artista romana trapiantata a Milano, quattordici minuti che bastano già a capire dove sta andando. Una bella voce, che alterna canto a qualcosa che sfiora il rap senza mai diventarlo del tutto, e testi che raccontano relazioni e spostamenti con una precisione da cronaca intima: vicini che guardano dalla finestra / con la scusa di prendere aria / sedie di plastica. Il cemento della città, il caldo d'agosto, la quotidianità compressa in pochi metri quadri, roba che si sente vissuta in prima persona.

Sonorità che mescolano R&B contemporaneo e urban, con deviazioni che ogni tanto sorprendono. La title track nella sua seconda parte vira quasi in territori jersey club — un momento che non ti aspetti e che dice molto sulla curiosità produttiva del progetto. Vacanze Romane è invece la canzone di punta: melodia solida, e nel ritornello la voce leggermente filtrata fa tutto il lavoro, crea quella piccola distanza emotiva che trasforma un brano intimo in qualcosa di più universale.

Artista interessante, EP consigliato. Un paio di canzoni restano in playlist molto facilmente. Ottimo se cerchi un progetto veloce ma ben costruito e di un artista non ancora sotto i radar.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: VACANZE ROMANE

Hits: VACANZE ROMANE, FUORISEDE

73
Tier 5° · Rank 276°
Cover di Chic Nisello 2

Chic Nisello 2 (2026)

Vegas Jones

Hip-Hop/Rap Trap

Tornare con un disco che porta il 2 nel nome è un rischio, soprattutto se chi ti ascolta dalla prima ora ricorda ancora com'era quando hai cominciato. E Vegas Jones — Veggie, Cinisello Balsamo, classe 1994 — è uno di quei rapper che quella prima ora la ricordano bene. Chic Nisello era il punto di partenza. Poi è arrivato La Bella Musica, il suo disco più riuscito, e poi il silenzio, qualche apparizione sporadica, il vuoto. Dieci anni dopo, il 2 era quasi inevitabile.

Il problema è che Chic Nisello 2 è un disco comodo. Non è un brutto disco — le produzioni sono notturne, abbastanza curate, con sonorità che strizzano alla trap senza mai sembrare derivativi — ma non racconta nulla di nuovo, né lato testi né lato suono. Vegas ha sempre avuto questo approccio: trasmettere sensazioni più che raccontare davvero, dire e non dire fino in fondo. Funzionava. Il problema è che l'ha già fatto, e rifarlo allo stesso modo, senza scavare più a fondo, non suona originale. Sembra che abbia il freno tirato per tutto il disco.

Ci sono momenti in cui qualcosa si muove. No Gradi è una delle tracce più interessanti — nel ritornello Veggie calca un flow che ricorda da vicino Perdono di Ferro, una sperimentazione sulla voce che avremmo voluto sentire più spesso. Le tracce di chiusura, Intercity Notte e Old School Benz, sono quelle più evocative e conscious, tra le poche in cui il disco si apre davvero.

Ma sono eccezioni. Il resto scorre bene, non graffia mai. E per un rapper con la personalità, la tecnica e l'attitudine di Vegas Jones, scorrere bene non basta. Questa rischia di essere l'occasione sprecata più grossa del rap italiano del 2026.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: Intercity Notte

Hits: Intercity Notte, No Gradi

59
Tier 7° · Rank 376°
Cover di Radici

Radici (2026)

Diespnea

Metal Black Metal

Il black metal vive di freddo, buio, foreste. Quante volte ti ha fatto sentire la polvere sotto i piedi? Diespnea è un duo italiano attivo da qualche anno, e Radici è il loro secondo disco. Il titolo non è casuale: queste radici non affondano nelle foreste del Nord Europa, non evocano il freddo scandinavo che ha definito il genere per decenni. Affondano in una terra calda, polverosa, sotto un sole che acceca. È un black metal meridiano, nel senso più fisico del termine — e già solo questa scelta di campo è una dichiarazione d'identità precisa.

Il suono non si ferma ai blast beat e ai muri di chitarra: ci sono passaggi atmosferici, incursioni elettroniche, voci quasi sciamaniche, momenti ritualistici che rimandano direttamente all'estetica della copertina. La traccia d'apertura, Maskharah — termine arabo per "maschera" o "buffone" — costruisce subito il territorio concettuale del disco: il tema del volto nascosto, della doppiezza, dell'identità che si sdoppia. Un rimando alla grande tradizione italiana del pensiero sulla maschera, evocato senza didascalie. WhaleFall porta invece il disco in direzione quasi acquatica, un contrappunto inaspettato rispetto alla siccità dominante che tiene il tutto in equilibrio. E poi c'è Vultures, con il suo finale tra i momenti più elettronici e sperimentali dell'intero album.

Vale la pena sapere che il disco è interamente autoprodotto — registrazione, mix e mastering curati dalla band stessa, con una fusione intenzionale di analogico e digitale. Si sente: c'è una tensione grezza che nessun ingegnere del suono esterno avrebbe lasciato lì, e fa parte del disco quanto le composizioni.

In un'ora di ascolto non c'è un momento in cui Radici perde peso. È compatto, coerente, mai dispersivo. Che l'underground italiano sappia fare black metal d'avanguardia a questo livello non è più una sorpresa, è una certezza.

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angosciante misterioso spirituale

Miglior traccia: Vultures

Hits: Vultures, L’Abbraccio del Serpente

89
Tier 2° · Rank 162°
Cover di L’improbabile piena dell’Oreto

L’improbabile piena dell’Oreto (2026) ✰

Dimartino

Alternative Folk Cantautorato

Sul palco di Sanremo con Colapesce, una hit quasi estiva come Propaganda con Fibra, tour sempre più grandi: Dimartino il mainstream lo ha già calcato, e nessuno gli avrebbe fatto una colpa se ci fosse tornato. Invece a sette anni dall'ultimo disco solista Afrodite ha preso tutt'altra direzione.

L'improbabile piena dell'Oreto è un ritorno alle origini nel senso più viscerale del termine. L'Oreto è un fiumiciattolo che nasce pulito sui Monti di Palermo, attraversa la città e arriva al mare già sporcato dalla cementificazione e dall'incuria — e questa traiettoria diventa la metafora morale del disco. Un disco di contemplazione e riflessione, personale ma con uno sguardo critico al mondo vicino, senza retorica spicciola: i professori prestano i libri / solo agli allievi che vanno bene /…/ semplicemente perché conviene portare avanti / portare avanti solo i migliori. In questi 36 minuti ci sono momenti davvero intensi, sonoricamente — una produzione tra cantautorato, folk e vene orchestrali, come in Maredolce — e liricamente, come Gusci vuoti o la chiusura, che lascia capire come questo recuperare un rapporto con la terra lo abbia liberato da un sentimento orrendo come la rabbia.

Si potrebbero analizzare i testi, parlare di ogni brano — ma questo disco è qui su The Crate per dirti una cosa sola: se vuoi qualcosa che ti culli e ti porti in un viaggio emotivo di 36 minuti, con il rischio quasi calcolato di avere la pelle d'oca e far scendere anche una lacrima, questo è quello giusto.

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malinconico riflessivo spirituale

Miglior traccia: Gusci vuoti

Hits: Gusci vuoti, Maredolce, Storia della mia rabbia

95
Tier 1° · Rank 87°
Cover di Oka.pi

Oka.pi (2025)

Orange Combutta

Alternative Dream Pop Jazz Trip Hop

L'okapi è uno di quegli animali che non sai bene come classificare: corpo da giraffa, zampe zebrate, eppure una specie tutta sua. È un'immagine che calza perfettamente a questo disco del collettivo bolognese Orange Combutta — sedici musicisti diretti da Giovanni Minguzzi, al loro secondo album per 42 Records.

Oka.pi non trova confini netti nemmeno lui: jazz, ambient elettronica come in Okapilandia pt.I, momenti quasi rock psichedelico come in Lion Face, produzione trip hop. Un mix eterogeneo che però scorre compatto, senza mai sembrare un collage estemporaneo. C'è persino spazio per un non-brano come Varie ed eventuali di una situazione ordinaria: un vocale WhatsApp al posto di una traccia. Basta per capire che tipo di progetto è questo.

Non è un ascolto immediato. Ma fin dai primi minuti capisci che hai tra le mani qualcosa fuori dall'ordinario. Se sei arrivato qui cercando musica italiana che non suoni come tutto il resto, hai trovato quello che cercavi.

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sognante rilassato misterioso

Miglior traccia: Okapilandia pt.I° (Intro)

75
Tier 4° · Rank 264°
Cover di Nudapietra

Nudapietra (2026)

Nudapietra

Rock Stoner Rock Psychedelic Rock Sludge Metal

Se sei arrivato qui è probabile che tu stia cercando qualcosa di diverso dal solito panorama italiano — e hai trovato la cosa giusta. In un mercato dominato da pop, cantautorato e rap, i Nudapietra fanno una scelta precisa e coraggiosa: stoner rock, cantato in italiano, senza compromessi. E la fanno bene, con una maturità che non ti aspetti da un esordio.

Il disco è un blocco compatto di sei tracce per cinquanta minuti, e fin dai primi giri si capisce che non punta sull'immediatezza. Tempi dilatati, chitarra e batteria che scandiscono lo spazio, una produzione ampissima che lascia respirare ogni suono. Le tracce evolvono dinamicamente — passaggi lenti che cedono il passo a esplosioni quasi sludge — senza mai risultare ridondanti o stiracchiate.

La scelta di cantare in italiano potrebbe far storcere il naso a chi è abituato all'inglese come lingua naturale del rock duro, ma qui funziona. Le parole non si sovrappongono alla musica: si confondono con essa, diventano quasi un altro strato sonoro. Ed è proprio questa scelta a completare l'atmosfera esoterica che attraversa l'intero disco — un'atmosfera che non è solo tematica, ma costruita a tutti i livelli: nei titoli (Il Bagatto, Oumuamua), nei testi, nella produzione.

I momenti più forti sono due. Madonna dei Veggenti chiude con un'atmosfera che sfiora il black metal atmosferico, senza cedere agli eccessi del genere — è uno dei passaggi più intensi del disco. Poi c'è Oumuamua, la chiusura: dieci minuti che aprono in maniera quasi rituale e si chiudono allo stesso modo, come se si stesse completando un cerchio. Ascoltandola ti sembra quasi di trovarti fisicamente attorno a quella pietra in copertina.

È bello — e raro — che esista una band italiana capace di fare questo tipo di musica con questa serietà. Un esordio che vale la pena scoprire.

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misterioso ipnotico trionfante

Miglior traccia: Madonna Dei Veggenti

Hits: Madonna dei Veggenti, La Luna, Oumuamua

89
Tier 3° · Rank 170°
Cover di Nerissima
10°

Nerissima (2026)

Nerissima Serpe

Hip-Hop/Rap Trap

Alcuni dischi entrano nel crate in silenzio. Il voto parla da sè.

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aggressivo riflessivo

Miglior traccia: Sento Suoni

Hits: Sento Suoni, Comunicazioni

60
Tier 6° · Rank 369°
Cover di SANTISSIMO
11°

SANTISSIMO (2026)

Sayf

Hip-Hop/Rap Pop Rap Cantautorato

Diciamolo fin da subito: Santissimo è un bel disco. È il primo album ufficiale di Sayf, ma non arriva da un artista alle prime armi: c'è già un percorso dietro, fatto di un EP — Se Dio vuole — che aveva già mostrato flow, personalità e capacità di rappare, poi il pezzo estivo Sto bene al mare con Mengoni e Rkomi, poi Sanremo 2026 con Tu mi piaci tanto, secondo posto e disco d'oro. Quando arriva Santissimo, Sayf ha già un pubblico, e la domanda vera è: cosa ci fa con questo spazio?

La risposta è che non si accomoda. Nonostante il successo sanremese — un pezzo chiaramente orientato al mainstream — dedica gran parte del disco a qualcosa di più fedele alla sua identità. Ci sono tracce di forte ispirazione cantautorale che guardano a Genova e alla costa ligure, quella scena che da sempre incrocia il pop, la musica d’autore con la world music e il Mediterraneo: Parlar d'amore con Bresh è uno di questi momenti, come Cosa vuoi da me, che suona come una poesia per marinai e ricorda l'approccio di Izi nei suoi lavori più introspettivi, Aletheia in testa. Poi ci sono i pezzi più pop, sempre filtrati da certe sonorità latine dove il mare fa da sfondo — Princesa è l'esempio più diretto. A completare il quadro le tracce più banger, che mettono i puntini sulle "i": Raffaello"ti canto la hit estiva e mi ubriaco solo al bar di zona" — o F.I.$ con Tedua, su un beat hood che non lascia dubbi su da dove viene.

Tante versioni di sé, eppure il filo si tiene. Merito anche di una biografia che le contiene tutte: cresciuto tra Genova e Santa Margherita, con mamma tunisina, Sayf porta nel disco entrambe le origini — il Mediterraneo ligure da un lato, l'influenza araba dall'altro, che emerge nel suono e nei momenti in cui l'italiano si mescola con il francese e l'arabo, senza stridere mai. Sempre riconoscibile e coerente.

Santissimo non è un capolavoro. Forse lo sarebbe stato se Sayf avesse dato più spazio al suo strumento, la tromba — c'è, si sente, ma non è mai protagonista — o a quel mood jazz-cabaret che chiude il disco con Randa Baraonda e che nel rap italiano quasi nessun altro esplora. È il territorio più originale del suo suono, e resta ai margini.

Il disco è lungo diciotto tracce, e qualcuna di troppo si sente. Ma la somma dei momenti riusciti è più che sufficiente a renderlo un buon progetto, piacevole da ascoltare, capace di accompagnare stati d'umore diversi. Per un esordio che arriva dopo Sanremo — con tutto quello che Sanremo porta dietro in termini di aspettative e pressioni — non è poco.

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euforico rilassato giocoso

Miglior traccia: F.I.$. (feat. Tedua)

Hits: F.I.$. (feat. Tedua), COSA VUOI DA ME

73
Tier 5° · Rank 278°
Cover di People of the Moon
12°

People of the Moon (2026)

Nu Genea

Jazz Fusion Funk Afrobeat World Music

I Nu Genea sono tornati, e questa volta la loro nave ha alzato le vele ben oltre il Mediterraneo. People of the Moon non è necessariamente un disco migliore di Bar Mediterraneo — quello resta una piccola gemma — ma è qualcosa di diverso, e diverso nel modo giusto.

Il titolo non è un'immagine decorativa: i "people of the moon" sono una dimensione interiore, un modo di esistere liberi dai vincoli sociali, di viversi senza chiedere permesso. È un'idea che percorre tutto il disco e si sente. Puleza la incarna forse meglio di tutte: ritmo incalzante, synth vintage, un'energia che non lascia scampo.

La vera novità di questo capitolo è il respiro internazionale. Non solo tradizione partenopea, ma una costellazione di voci e lingue: la cantante andalusa María José Llergo porta un calore iberico che il duo non aveva mai esplorato in questi termini, mentre Tom Misch — musicista britannico di nu-jazz e R&B, non un semplice cantautore — dà vita a Onenon, Londra e Napoli che si incontrano in maniera inaspettata. Dialetto napoletano, spagnolo, arabo: tutto si intreccia senza che nulla suoni forzato.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste spicca Carè: un ritornello che difficilmente si stacca dalla testa e un respiro finale con quelle vibes giapponesi alla Takanaka che non ti aspetti. Poi c'è Ma Tu Che Bbuò, che vira verso territori quasi afrobeat, a conferma che i Nu Genea non si sono limitati a costruire variazioni sul tema ma hanno davvero esplorato.

People of the Moon è quasi un manifesto: la dimostrazione che si può fare musica italiana di altissimo livello senza chiudersi in nessun confine — geografico, linguistico o di genere. Qualcosa di cui vantarsi.

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euforico sognante rilassato

Miglior traccia: Carè

Hits: Carè, Puleza, Ma Tu Che Bbuò, Onenon (feat. Tom Misch)

95
Tier 2° · Rank 93°
Cover di La fonte
13°

La fonte (2026)

Cosmo

Pop Electronic

Con La fonte, sesto disco all’attivo, Cosmo prende una direzione precisa e la dichiara già nel titolo: tornare all'origine, al punto di partenza. Un'idea che si sviluppa su due piani paralleli.

Lirico, prima di tutto: al centro ci sono le relazioni, la famiglia, i ricordi. In Per mio fratello sembra di assistere a una chiacchierata sincera e quotidiana, con quei versi che riportano indietro nel tempo con naturalezza disarmante — "E poi, ogni tanto con la mente / Ritorno giù in cortile / Siamo al mare, siamo in camera lì a litigare". Ma la fonte è anche musicale: rispetto al Cosmo delle ritmiche da dancefloor — e già rispetto al precedente Sulle ali del cavallo bianco — l'elettronica si fa più contenuta, amalgamata a una vena cantautorale più esplicita. L'autotune non sparisce, ma cambia funzione: diventa colore, non maschera.

I brani che rimangono più impressi sono quelli in cui questa sintesi funziona meglio — Ogni giorno / ogni notte e Totem e tabù su tutti, con ritornelli che si fissano in testa senza sforzo. Il problema è che non tutto il disco mantiene lo stesso livello: tra tracce molto buone, alcune passano in sordina, e la sensazione complessiva è che Cosmo abbia giocato sul sicuro sul lato produttivo, fermandosi un passo prima di osare davvero. Il disco non decolla del tutto, e probabilmente è proprio questa prudenza il motivo.

Resta comunque un lavoro onesto e maturo, che segna una tappa precisa in un percorso artistico coerente.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Ogni giorno / ogni notte

59
Tier 6° · Rank 372°
Cover di SOLITO CINEMA
14°

SOLITO CINEMA (2026)

Juli

Pop Cantautorato Pop Rap

Juli lo abbiamo imparato a conoscere di recente grazie al successo di Olly, e chi è stato a un suo concerto sa quanto Olly ci tenga a lasciare spazio al suo amico e producer e alla sua chitarra. E il suo spazio Juli se lo è preso con questo primo progetto ufficiale, Solito Cinema. L'impronta è quella: uno spazio acustico, una chitarra, una voce che canta una canzone pop nella sua forma più minimale. Qualcosa che nella musica italiana c'è sempre stato ma che negli ultimi anni era stato un po' abbandonato.

La formula funziona, ma quello che insegnano i producer album di successo è che la nota interessante arriva quando il producer porta gli ospiti su un territorio musicale nuovo, offrendogli una veste più vicina alla sua identità. Qui, purtroppo, questo succede raramente — e il momento più riuscito in questo senso è Qui piangono tutti con Tredici Pietro, su un sound che strizza l'occhio a Biagio Antonacci.

Per la gran parte del disco, invece, Juli si porta dietro ospiti che su queste sonorità ci hanno già costruito una carriera, azzerando l'effetto novità e regalando canzoni pop piacevoli ma prevedibili. Non è necessariamente un male — Brutta storia in versione unplugged con Elisa è comunque una canzone che rimane — ma il risultato lascia soddisfatti a metà.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Brutta storia (unplugged)

Hits: Brutta storia (unplugged)

61
Tier 6° · Rank 358°
Cover di VOCE e BATTERIA
15°

VOCE e BATTERIA (2026)

Frankie hi-nrg mc

Hip-Hop/Rap Alternative Rap

Il titolo del disco è la sua migliore descrizione: la voce di Frankie che scorre in un flusso continuo e ipnotico, parola dopo parola come un fiume in piena, su una produzione consapevolmente scarna — una batteria di Donato Stolti e gli scratch di DJ Stile che creano l'aggancio necessario al mondo dell'hip-hop. È un disco che tocca proprio l'essenza più pura del rap.

Le tracce riprendono brani storici rivisitati in questa nuova chiave strumentale, con ospiti che non sono lì per caso. Faccio la mia cosa con Tiziano Ferro funziona proprio nel contrasto: il ritornello è ipnotico, ripetitivo in maniera quasi ossessiva, e la voce di Tiziano si sposa perfettamente con quella di Frankie. L'effetto è ancora più tagliente perché qui la voce pop — che nasce dalle radici dell'hip-hop e dell'R&B — viene trascinata dentro un brano che critica esattamente quella trasformazione del rap in pop, l'addolcimento tecnico che ha caratterizzato la commercializzazione moderna. Autodafè con Fabri Fibra è uno dei momenti clou: la strofa di Fibra è molto lontana dal rap dei suoi ultimi dischi, più studiata metricamente, costruita apposta per il progetto di Frankie, e ricorda lo spirito di Turbe giovanili.

Dalla critica sociale alla critica all'industria musicale, il disco non sceglie la retorica spicciola: la esprime con un liricismo e un tecnicismo rari, come in Nuvole o Chiedi chiedi. La produzione minimalista ma impattante segue l'ipnotismo del flusso di Frankie, creando un'esperienza di ascolto totalizzante.

È il disco che ristabilisce il suo ruolo di maestro delle rime e della metrica: per chi il rap lo intende fondato su questo, è il disco giusto.

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ipnotico riflessivo

Miglior traccia: Autodafè e batteria (feat. Fabri Fibra)

Hits: Autodafè e batteria (feat. Fabri Fibra), Nuvole

88
Tier 3° · Rank 172°
Cover di DISINCANTO
16°

DISINCANTO (2026)

Madame

Pop Urban Hip-Hop/Rap Conscious Rap

C'è un momento, ascoltando L’AMORE per la prima volta, che è difficile da descrivere. Una specie di stupore misto a gioia e commozione insieme: gioia per come un'artista così giovane e già al centro dell'attenzione avesse scelto di fare un disco per sé stessa, lontano da qualsiasi logica di mercato; commozione per quei testi che andavano a fondo sull'amore — non per celebrarlo, ma per mostrarne i lati oscuri, necessari. Una ricerca sonora precisa, qualcosa di fragile e sospeso. Forse, ora che Disincanto è arrivato, scopriamo che quel momento era frutto di un incantesimo. E gli incantesimi, prima o poi, si rompono.

Disincanto è la rottura definitiva di quell'incantesimo — ma anche, e questo è il punto, il tentativo di costruire qualcosa di più solido sulle sue macerie. Lo dice lei stessa, in P*****a Svizzera: "sono una festa senza musica, da quando è passato l'incanto". Una frase che richiama, quasi specchiandola, LA FESTA DELLA CRUDA VERITA’ del disco precedente — lì l'accettazione di sé scritta in forma criptica, allegorica; qui, invece, tutto in superficie, senza veli.

Il disco si regge su una tensione che non si scioglie mai del tutto: da una parte Madame, il personaggio, la corazza, l'artista che ha imparato come funziona il gioco; dall'altra Francesca, che guarda tutto con occhi sempre più sgranati. Le due voci si scambiano continuamente di ruolo. Madame è consapevole di quello che il successo ha fatto di lei — "la rabbia di una vita che diventa l'arroganza", "dentro mi sento nessuno, da fuori mi sento qualcuno" — e Francesca inizia a smontare l'artista pezzo per pezzo: "ma non molli il tuo perfezionismo? Ti riempi la testa di convinzioni". Non è un dialogo ordinato. È uno scontro, e il disco non finge che si risolva facilmente.

Ma c'è qualcosa che rende questo scontro più grande di Madame stessa. In VOLEVO CAPIRE esordisce con "Ti chiedi mai chi sei, senza quello che fai?" — e in quella domanda si apre uno spazio in cui chiunque può entrare. Non serve aver vissuto la sua storia per sentirla propria. Ci si può rispecchiare anche con un vissuto completamente diverso, perché quella domanda — cosa resterebbe di me senza il lavoro che faccio, senza il ruolo che ricopro? — appartiene a tutti. È uno dei tratti più rari di questo disco: parla di fratture personalissime con una modalità che tocca l'universale.

Quello che emerge da questa lotta interna è qualcosa di raro: una debolezza emotiva messa in scena senza estetizzarla, e insieme una voglia ostinata di riaffermarsi. E tra tutte le emozioni che Madame mette sul tavolo, quella che colpisce di più è la vergogna — un tema che l'attraversa fin dal primo disco, dove le dedicava un brano intero. Qui ritorna in BESTIA, dove dice "mi vergogno come un ladro / non dire il nostro segreto": la vergogna non come debolezza da nascondere, ma come confessione da fare ad alta voce. In BESTIA Madame porta anche il DOC e un'ipersessualità che prende forma quasi fisica, la stessa Bestia che l'ha consumata e allontanata dalla scrittura per anni. Raccontarlo non è catarsi semplice: è esposizione.

COME STAI? è il brano più feroce, e lo dichiara senza ambiguità: "Madame non è solo intrattenimento, Disincanto non è intrattenimento". Una frase che fin dall'inizio chiarisce l'essenza del disco — e che serve soprattutto a spiegare il contesto in cui Francesca è diventata Madame, e cosa quel passaggio ha lasciato sul campo. I ricatti delle radio, le dinamiche opache, il costo umano del successo. La critica al mercato non è il tema del disco: è lo sfondo su cui si staglia qualcosa di più personale e più difficile da nominare.

I momenti emotivamente più intensi sono quelli in cui le due voci quasi si fondono. NON MI TRADIRE è vocalmente uno dei pezzi più impressionanti — per le note che tocca, per come tiene in equilibrio la richiesta e la rassegnazione, con la consapevolezza già scritta nel testo che quel tradimento arriverà comunque: "arriverà una storia nuova". E poi GRAZIE, che chiude il disco come una seduta terapeutica in cui, dopo aver smontato tutto, Madame ammette che la sua vita — in confronto a molte altre — è straordinaria. Frasi che suonano vere proprio perché arrivano dopo tutto il resto.

Il filo di L’AMORE non sparisce: lo si ritrova nelle sonorità di BESTIA, nel flow di INVIDIOSA, e in P*****A SVIZZERA — che a primo ascolto sembra fuori posto, ma che è esattamente la realizzazione di quel lato ipersessuale di cui Madame ci ha appena parlato. Unico brano con explicit content nel disco, e non è un caso.

La produzione di Bias è più minimale, meno fiabesca rispetto a L'AMORE, ma altrettanto efficace nel lasciare spazio alla voce — che qui porta un peso diverso, più grezzo.

DISICANTO è un disco che non risolve tutto. Ma forse la liberazione stessa dei pensieri è già una forma di risoluzione. E quella tensione — tra fragilità e affermazione di forza, tra Francesca e Madame — è probabilmente ciò che lo renderà il disco più importante della sua carriera.

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riflessivo malinconico sensuale

Miglior traccia: NON MI TRADIRE

Hits: NON MI TRADIRE, DISINCANTO, INVIDIOSA, BESTIA

100
Tier 1° · Rank 4°
Cover di Tana
17°

Tana (2026)

Angelica Bove

Pop Soft Rock

Angelica Bove è classe 2003, romana. A diciannove anni perde entrambi i genitori in un incidente stradale e trova nella musica il modo per elaborare il dolore: prima con le cover su TikTok, poi con X Factor nel 2023, poi con una serie di partecipazioni a Sanremo Giovani che la vedono sempre vicina al traguardo senza mai toccarlo. Finché nel 2025 vince con Mattone e arriva alle Nuove Proposte, dove conquista i premi della critica pur uscendo dalla gara al secondo posto. Nel frattempo, quasi in sordina, esce Tana, il suo primo disco ufficiale.

Mattone è il centro emotivo di tutto: nasce dai due lutti, porta il peso di una perdita ingestibile e lo trasforma — un mattone serve a costruire, appunto. È il brano più esposto, quello che ha aperto le porte del festival, ma non esaurisce il disco. Tana è un lavoro autobiografico, scritto in gran parte da Angelica stessa insieme ai produttori Federico Nardelli e Matteo Alieno, e racconta relazioni, fragilità quotidiane, il desiderio di isolarsi per ritrovarsi — con una scrittura diretta, senza ornamenti.

Musicalmente è pop, ma con momenti soft rock ben integrati che non suonano come concessioni al genere: ci stanno, e ci stanno bene. La voce di Angelica si muove con naturalezza tra registro melodico e note più rauche e sporche, ed è proprio in quei passaggi che si sente quanto sia uno strumento versatile. Lui apre il disco raccontando la solitudine, e il ritornello esplode in una spinta rock dove quella voce graffiante trova il suo posto naturale. Antipatica lavora invece sulla melodia: una soluzione che colpisce subito, già al primo ascolto.

Un debutto che segue la tradizione del cantautorato pop italiano ma in chiave moderna, senza nostalgie forzate. Pochissimi ne parlano, ed è un peccato.

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riflessivo trionfante

Miglior traccia: Lui

Hits: Lui, Antipatica, Mattone

70
Tier 5° · Rank 308°
Cover di TAREK DA COLORARE
18°

TAREK DA COLORARE (2026)

Rancore

Hip-Hop/Rap Alternative Rap

TAREK DA COLORARE — come quella copertina che sembra presa da un libro per bambini — è un disco che nasce da un gesto preciso: azzerare tutto. Dopo Xenoverso, progetto concettuale labirintico e densissimo, Rancore sceglie l'amnesia come punto di partenza, e torna al suo nome di battesimo, Tarek, per ricominciare a colorarsi da capo.

Rancore non si posiziona nel solito rap game italiano: non è il rapper degli eccessi e della saturazione digitale descritta in Basta!, gridato come liberazione, non è il rapper da Nuovo Single pompato nelle classifiche, non è l'Eminem italiano — al massimo la sua negazione. È più come uno Stuntman: conosce la tecnica, sa eseguire le performance più ostiche, ma il suo nome non è quasi mai in prima linea. Eppure il suo rap è da prima linea.

E il disco lo dimostra senza sosta. Rancore rappa in maniera serrata, iper-tecnica, con un flow scorrevole dall'inizio alla fine, con metriche e incastri da liricismo colto che nei rapper "commerciali" non trovi. In Neminem — costruita su un beat che cita spudoratamente The Real Slim Shady — scrive "Non so chi è il ministro della cultura / Non so se era minestra quella nella puntura / Cambia nome all'Illuminismo, fai la voltura": tre righe che smontano il vuoto culturale del presente con l'ironia affilata di chi quel presente lo conosce bene. In L'Italia è l'unico paese che, una barra come "Bestemmiare è una cosa che ha poco tatto / Ma traspare la voglia di un tuo contatto che sta traballando" ribalta la lettura comune: la bestemmia non come gesto di forza o provocazione, ma come segnale di insicurezza, la maschera di chi cerca un contatto che non riesce a chiedere diversamente.

Musicalmente il disco è vario ma sempre coerente: si passa da sonorità elettroniche ed elettro-pop a momenti che sfociano nella trap e nella drill, con produzioni che non si limitano ad accompagnare le parole ma le sostengono davvero.

Rimarrà una delle uscite rap più interessanti dell'anno.

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aggressivo trionfante riflessivo

Miglior traccia: L’Italia è l’unico paese che

78
Tier 4° · Rank 245°
Cover di Anime Storte
19°

Anime Storte (2026)

Santamarea

Pop Indie Pop Alternative

Anime Storte è il disco d'esordio dei Santamarea, band palermitana formata da tre fratelli di sangue — Stella, Francesco e Michele Gelardi — e Noemi Orlando, sorella d'elezione. Un esordio molto interessante, che arriva dopo una serie di singoli che avevano già fatto capire che c'era qualcosa di solido dietro.

La centralità del disco è la voce di Stella: leggera, angelica, con sfumature che in certi momenti ricordano Carmen Consoli — riferimento che la band stessa riconosce, e non è un caso che entrambe vengano dalla Sicilia. Quella voce è accompagnata da una produzione che sa essere pop, melodica e immediata, ma stratificata: synth, cori che si fondono con la strumentale, elementi che aggiungono profondità.

Il titolo viene dalla parola siciliana tortu — "non dritto". Ed è il filo che attraversa tutto il disco: la scrittura affronta il tema di essere un'anima storta, di chi sceglie o si trova a percorrere strade non lineari, non convenzionali. Lo fa in maniera evocativa, carica di immagini piuttosto che di spiegazioni dirette — al punto che a volte diventa quasi indecifrabile, e non è necessariamente un difetto.

Diverse tracce meritano menzione, ma tra queste sicuramente Capodanno, con quella discrepanza interessante tra il testo malinconico e l'arrangiamento electropop, e Piacere catastrofico, dove le tastiere costruiscono qualcosa di particolarmente riuscito.

Per un esordio, è un disco che pone aspettative molto alte su quello che questa band potrà fare.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Capodanno

71
Tier 5° · Rank 298°
Cover di Vangelo
20°

Vangelo (2026)

Shiva

Hip-Hop/Rap Trap

Vangelo è un disco divisivo, e lo si capisce già dalla premessa. Mesi di post su Instagram con versetti dei Vangeli, una promozione che lasciava presagire un concept album vero e proprio. La verità è che quel concept rimane a galla, in superficie — e se questo disco doveva rappresentare una redenzione per Shiva dopo tribunali e carcere, il risultato è solo parzialmente riuscito. Forse non è ancora pronto, forse il personaggio fa troppo comodo. I riferimenti religiosi sembrano spesso più un espediente per chiudere una rima che una riflessione genuina.

Paradossalmente, funzionano meglio sul piano musicale: i cori che danno un tocco gospel al suono, o i contrasti più espliciti — la voce che intona l'Ave Maria in Peccati sopra una base trap crea qualcosa di realmente interessante. Meno riuscita Obsessed, che campiona Promiscuous di Nelly Furtado in modo fin troppo fedele all'originale — un campione che poteva risparmiarsi.

Il punto più alto arriva esattamente al centro, con Dio esiste: sette minuti in un lungo flusso di coscienza, senza ritornello, senza beat switch che avrebbe rovinato tutto. Shiva oscilla tra il credere che Dio esiste e lui ne è la prova, o che non esiste — "forse son la prova che Dio, no, non esiste" — per quello che ha visto e vissuto. Lo fa con un liricismo che non aveva mai raggiunto prima. Coscienza, che chiude il disco, ha la stessa intensità: traspare un vissuto pesante, reale.

Il problema è che tra questi momenti, Shiva si smentisce e si contraddisce di continuo. Sa che i fan cercano altro, e glielo dà — salvo poi tornare su toni più consapevoli, come se stesse combattendo con sé stesso su cosa vuole essere questo disco. I brani che lo riportano sui binari battuti — Polvere rosa, Peccati, Take 6, Spie — funzionano e funzioneranno commercialmente, per le produzioni e il flow. Sono la sua zona di comfort. Ma in un progetto che partiva con queste premesse, annacquano tutto e ne riducono la forza.

Peccato, perché i momenti riusciti dimostrano che Shiva sa essere molto più di come si vende.

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riflessivo euforico trionfante

Miglior traccia: Dio Esiste

Hits: Dio Esiste, Coscienza

63
Tier 6° · Rank 346°
Cover di Ma’
21°

Ma’ (2026)

Blanco

Pop

Ma' è il terzo disco di Blanco, uno dei cantanti pop mainstream più interessanti degli ultimi anni — uno di quelli capaci, nel corso della carriera, di mettere insieme pop e sonorità urban in modo convincente, come aveva già dimostrato con le soluzioni melodiche riuscite nel suo primo disco Blu Celeste. Dopo tre anni di assenza arriva un disco molto personale, anzi personalissimo: nasce da una lite vera con la madre, un processo di riconciliazione che Blanco ha vissuto prima ancora di metterci le parole sopra — tanto che il giorno dell'uscita ha percorso 43 chilometri a piedi per consegnarle il disco di persona.

Questo sfondo si sente nei testi, ed è il punto più riuscito del disco. Sono sensibile stasera / Che non ho voglia di parlare / Ma se tornassi indietro / Darei l'anima / Per poterti abbracciare — c'è una sincerità diretta, emotiva, che non cerca effetti. I testi funzionano.

Il problema è che quella sincerità non trova riscontro nella produzione. Il disco si muove in un limbo tra pop e rock senza prendere mai una direzione precisa, e il suono che ne risulta è spesso anonimo, a tratti palesemente finto — le chitarre troppo patinate ne sono l'esempio più evidente. Il brano con Gianluca Grignani è l'emblema di questo scivolamento: quel soft rock italiano sa di poco, e stride con la tensione emotiva che i testi cercano di costruire. Anche la voce di Blanco viene a volte filtrata in modo che non convince — in Los Angeles in particolare, verso il finale, lo stile si avvicina a certi territori di ThaSup, e non è una direzione che gli appartiene.

Ci sono momenti riusciti: i singoli Piangere a 90, Maledetta Rabbia, e soprattutto Fuochi per aria (la fortuna), dove la strumentale grezza e l'approccio acustico sembrano finalmente in linea con quello che Blanco vuole dire. Ma sono isole in un disco che non riesce a tenere fede alle premesse.

Da un artista di questo livello, e con un progetto così personale alle spalle, ci si aspettava di più.

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malinconico

Miglior traccia: Piangere a 90

46
Tier 8° · Rank 404°
Cover di MORENDO AD OCCHI APERTI
22°

MORENDO AD OCCHI APERTI (2026)

Promessa

Hip-Hop/Rap Trap

In una scena rap spesso annebbiata dall'esaltazione gratuita della violenza e dall'ego-trip gonfiato per sembrare più gangsta di quanto si è, questo primo disco ufficiale di Promessa — rapper milanese classe 2003 — è una deviazione decisamente più interessante.

MORENDO AD OCCHI APERTI è un disco in cui il rapper riesce a sintetizzare con equilibrio il rap più giocoso e da banger — ma con una tecnica in fatto di rime, metriche e flow superiore alla media — con una introspezione genuina e racconti di vita del quartiere da cui emerge un legame sincero e radicato. Chi è di Milano Nord e di Zona Bicocca riesce letteralmente a vedere le immagini che racconta. La scrittura è uno dei punti di forza: per i giochi di parole — Ho la faccia d'angelo ma non sono felice / le buone maniere le lascio a chi ama far finta — ma anche per le immagini che porta — Fumo un'altra siga / Dicono che accorci la vita / In zona mia sembra vogliano morire tutti. Il tutto accompagnato da produzioni che, pur muovendosi nei suoni del genere, risaltano e sostengono bene la sua voce, graffiante, con un misto di incazzatura e rassegnazione.

Il disco si completa di alcune reference — forse volute, forse no — come in PAROLA PAROLA, che richiama sia per suono che per spirito di rivalsa BRNBQ di Sfera Ebbasta, o MEZZO BIANCO, dove la ripetizione ossessiva nelle chiusure delle strofe echeggia la celebre strofa di Caneda in Il Ragazzo d'oro con Guè.

MORENDO AD OCCHI APERTI è uno dei dischi della nuova scena rap italiana più riusciti degli ultimi anni e conferma le capacità del rapper di Bicocca: promessa di nome e di fatto.

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malinconico euforico

Miglior traccia: LA VITA CHE VIVO

Hits: LA VITA CHE VIVO, GRANDE SALTO, IN MEZZO ALLA POLVERE

88
Tier 3° · Rank 182°
Cover di PIU’ CHE SOLIDO
23°

PIU’ CHE SOLIDO (2026)

Heartman

Hip-Hop/Rap Trap

PIU’ CHE SOLIDO è il primo disco ufficiale di Heartman, artista classe '98 di origini bresciane. Il primo singolo con cui si era fatto notare nel 2023, Esperienze Nuove, aveva acceso un certo interesse ed era diventato virale, anche grazie a una scrittura molto immediata.

Questo disco prende però sonorità abbastanza diverse: molto più trap, con produzioni dall'impronta americana — simili a quelle sentite anche in progetti molto recenti come quello di Baby Keem — che sembrano però stonare un po' con la vocalità molto melodica di Heartman.

C'è qualche traccia più riuscita delle altre, come KILIMANGIARO o BADDIE, ma nel complesso è un disco abbastanza monotono, poco ispirato — alcune melodie sembrano richiamare Lazza — e ripetitivo.

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rilassato trionfante

Miglior traccia: KILIMANJARO

46
Tier 8° · Rank 405°
Cover di Agonia
24°

Agonia (2026)

chiello

Rock Alternative Rock Indie Rock Grunge

Dopo appena un anno dall'ultimo lavoro, Scarabocchi, chiello torna con un nuovo progetto, fresco anche della partecipazione alla 75ª edizione del Festival di Sanremo con Ti penso sempre — forse il brano meno sanremese dell'edizione, viste le sonorità decisamente alternative rock. Se con Scarabocchi l'ex trapper ci portava in una dimensione in cui emergeva il suo lato più fanciullesco, questo disco ha un'atmosfera e una concezione molto diverse.

Già il titolo e la copertina facevano presagire la volontà di comunicare qualcosa d'altro: una semplice casa in un contesto che evoca desolazione, freddezza, assenza di calore. Ed è come se, nel disco, entrassimo in quella casa — che probabilmente rappresenta chiello stesso — e ci trovassimo a fare i conti con i suoi pensieri, i suoi turbamenti, la volontà di liberarsi — come nell'urlo finale di Vulcano — e le sue fragilità più estreme: spero almeno di perdonare / me stesso per tutto il male che mi sono fatto.

Il disco è cantato con estrema malinconia, a tratti rassegnazione, ed è sorretto da una produzione profondamente alternative rock, spesso volutamente lo-fi, per restituire quella sfumatura di grezzo e di consumato. Dietro gli arrangiamenti c'è sempre la mano di Tommaso Ottomano. È un disco in cui la voce di chiello si amalgama perfettamente al suono, e gli strumenti respirano — Polynesian Village ne è un esempio lampante — lasciandosi lo spazio necessario per costruire un'atmosfera riflessiva, intima e malinconica.

Non c'è una scrittura colta o estremamente rifinita: è un disco che suona tremendamente sincero, quasi cantato per se stesso — Non so perché voglio di più / di ciò che merito, lo so. Non mancano poi soluzioni melodiche interessanti, come in Desaturarsi, forse il pezzo più pop del disco, o in Scarlatta, un brano che suona come una canzone d'altri tempi.

In conclusione, con questo disco chiello ha fatto un passo in avanti deciso.

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malinconico

Miglior traccia: Scarlatta

Hits: Scarlatta, Desaturarsi, Ti penso sempre

89
Tier 2° · Rank 156°
Cover di CALCINACCI
25°

CALCINACCI (2026)

Fulminacci

Pop Indie Pop

Calcinacci è il quarto disco in studio di Fulminacci, uscito sulla scia della sua partecipazione alla 75° edizione del Festival di Sanremo con il brano Stupida Sfortuna, che gli è valso un ottimo settimo posto e il premio della critica "Mia Martini".

Un buon disco pop che arriva senza troppe pretese ma fa il suo dovere: regala ritornelli efficaci e strofe che non si prendono troppo sul serio — raccontando, ad esempio, amori leggeri e passeggeri come in Niente di particolare: Sara non disperarti mai / Perché / tra noi / Non c'è / niente di particolare.

Melodicamente, Fulminacci confeziona un lavoro che si fa ascoltare con piacere e scorre liscio dall'inizio alla fine — alla produzione troviamo Golden Years per quasi tutte le tracce — percorrendo l'ormai consolidata strada dell'indie pop italiano, ma con qualche apertura verso il pop di tradizione più romana, come in Meno di zero.

Forse si poteva osare qualcosa di più sul fronte delle produzioni, e non mancano quegli scivoloni nella scrittura che affliggono certo indie pop italiano — mi hai lasciato come il pane senza Nutella — ma sono dettagli che, tutto sommato, si perdonano volentieri.

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giocoso rilassato

Miglior traccia: Casomai

Hits: Stupida sfortuna, Casomai

69
Tier 5° · Rank 315°
Cover di VT3SOR
26°

VT3SOR (2026)

Vaz Tè

Hip-Hop/Rap

VT3SOR è il terzo disco di Vaz Tè, uno dei membri della scena ligure forse rimasto più in ombra rispetto ai più noti Tedua e Izi.

Non è un disco che insegue la hit radiofonica né che si piega troppo ai trend del momento. C'è molta varietà nelle produzioni — dall'old school del brano con Tormento al beat sincopato di Il Vero Slim — ma le tracce che rendono meglio sono quelle più "Liguria" style, come Palese con Bresh, Youtube Youporn o Drilliguria dalla costa, quest'ultima insieme a Sayf che lascia una delle strofe migliori del disco per flow e delivery. Vaz Tè è sempre sul pezzo, con belle metriche e un flow piuttosto serrato.

I limiti che frenano un po' il progetto sono due: alcuni brani suonano più come esercizi di stile che come pezzi con qualcosa da dire, e le produzioni avrebbero potuto osare qualcosa in più. A volte emergono elementi interessanti — come un accenno di flauti in Trendsetter — ma sembrano poco sviluppati e abbandonati troppo presto.

Nel complesso è un disco per chi già ascolta rap e può apprezzare il flow di Vaz Tè, ma non è un progetto che prova a spingersi oltre.

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euforico trionfante

Miglior traccia: Drilliguria dalla costa (feat. Sayf & Nader Shah)

66
Tier 6° · Rank 333°
Cover di GRANDI SUCCESSI
27°

GRANDI SUCCESSI (2026)

Mazzariello

Pop Indie Pop

GRANDI SUCCESSI è il terzo EP del giovane cantautore napoletano Mazzariello, pseudonimo di Antonio Mazzariello.

Un disco pop di impianto piuttosto canonico, con un paio di tracce dai ritornelli immediati e cantabili — che in certi passaggi richiamano le atmosfere di Achille Lauro — e una scrittura diretta, di chiara matrice indie.

La traccia più riuscita è senza dubbio MANIFESTAZIONE D'AMORE, con cui ha partecipato a Sanremo Giovani 2025, conquistandosi un posto tra i finalisti.

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giocoso rilassato

Miglior traccia: MANIFESTAZIONE D’AMORE

55
Tier 7° · Rank 388°
Cover di la ragazza che suonava il piano
28°

la ragazza che suonava il piano (2026)

Prima stanza a destra

Pop Dream Pop Elettropop

Un artista elusivo, di cui si sa pochissimo: giovanissimo, appena 22 anni, origini napoletane. Con La Ragazza Che Suonava il Piano — più un EP che un disco vero e proprio, data la lunghezza ridotta — Prima Stanza a Destra trascina dentro un mondo sonoro davvero particolare. Minimal nella sostanza, con produzioni scarne ma ricche di riferimenti, che si muovono tra elettronica, sonorità urban e acustica, con il pianoforte quasi onnipresente a fare da filo conduttore.

La voce, in falsetto continuo, si muove in un territorio ambiguo tra maschile e femminile — ricorda a tratti ThaSup, ma ripulita dagli eccessi di filtro — e contribuisce ad alimentare l'aura di mistero che circonda l'artista.

Sul piano dei testi, il disco esplora insicurezze, fragilità e relazioni con una scrittura volutamente semplice ma emotivamente efficace. Temi che sulla carta potrebbero sembrare territorio adolescenziale, ma che l’artista riesce a trattare con una sincerità tali da poter toccare chiunque, indipendentemente dall'età: “non so chi mi salverà dalle inquietudini che ho, non so chi mi salverà dalla paura.”

Un EP breve ma riuscitissimo, che lascia molta curiosità su quello che Prima Stanza a Destra potrà fare dopo.

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sognante

Miglior traccia: accanto a me

Hits: ho paura del futuro, 2 am, accanto a me

88
Tier 3° · Rank 183°
Cover di Lunedì
29°

Lunedì (2026)

Tutti Fenomeni

Pop Indie Pop

Lunedì è il terzo disco di Tutti Fenomeni — all'anagrafe Giorgio Guarascio — cantautore romano classe 1996. Rispetto a lavori precedenti come il primo Merce Tenebre, è un disco più pop nelle sonorità, merito anche di una produzione affidata a Giorgio Poi — eccelsa, ovviamente. La scrittura, però, non perde un grammo della sua densità.

Giorgio sembra rivolgersi all'uomo comune, quello incastrato nella routine — lavoro, relazioni ripetitive, un lunedì che ne precede inevitabilmente un altro. E lo fa con un linguaggio che abita uno spazio preciso, a metà tra il retorico e il metaforico, a volte volutamente spiccio — “non ho paura dell'amore, ho paura dell'inflazione” — a volte sorprendentemente lirico — “il mio pensiero va, veloce come un elettrone in cerca di stabilità”. Un equilibrio non scontato, che funziona.
A tratti si avverte l'eco del Battiato di Arca di Noè e La Voce del Padrone — non solo nei testi, ma anche musicalmente, come nel brano Love Is Not Enough, che di quell'eredità porta qualcosa di riconoscibile senza mai scadere nell'imitazione.

Nel complesso, Lunedì è un gran bel disco, capace di catturare l'attenzione e di non mollare la presa.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Morire vista mare

Hits: Morire vista mare, Mao, Love is Not Enough

85
Tier 3° · Rank 201°
Cover di Fondazione Strada
30°

Fondazione Strada (2026)

Vacca & Inoki

Hip-Hop/Rap

Dopo il dissing ed essersi evitati per anni, Vacca e Inoki fanno pace e tornano con un joint album. Poteva “puzzare” di operazione commerciale e invece hanno realizzato un disco genuino, che sembra sentito e non costruito a tavolino. Ci sono anche delle idee abbastanza originali, come il pezzo sulla storia di Vacca cantato da Inoki e viceversa quello su Inoki cantato da Vacca. I punti di forza del disco sono sicuramente i testi, tutto sommato validi, che raccontano la loro storia nel contesto del rap. Ci sono però anche evidenti punti di debolezza che non fanno totalmente apprezzare il disco, a partire dalle produzioni che non osano e i flow un pò ripetitivi.

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trionfante riflessivo

Miglior traccia: Buste di Figu

66
Tier 6° · Rank 336°
Cover di SHAYTAN
31°

SHAYTAN (2026)

Melons & Sick Lucke

Hip-Hop/Rap Trap

Shaytan è un mixtape trap nato dalla collaborazione del rapper Melons con Sick Luke. Il marchio di fabbrica di Sick Luke è ben riconoscibile ma qui non troviamo proprio le sue migliori produzioni.

Il timbro graffiato di Melons è interessante - può ricordare Disme - ma flow e scrittura ancora molto acerbe. Un mixtape a cui difficilmente si concedono più ascolti.

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aggressivo

Miglior traccia: MARTELLARE

50
Tier 7° · Rank 400°
Cover di CLAN DESTINO
32°

CLAN DESTINO (2026)

J. Lord

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap Trap

Ne più ne meno di moltissimi altri dischi trap/gangsta rap che si sentono attualmente. Un peccato perché a fare rap in napoletano è fortissimo e ha una voce molto distinguibile. Ma la scelta del suono è veramente troppo banale, trita e ritrita.

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aggressivo

Miglior traccia: CRIMINALE

43
Tier 8° · Rank 408°
Cover di CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO
33°

CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO (2026)

Mara Sattei

Pop Urban

Ai tempi delle famose Registrazioni , Mara Sattei era una novità vera nel panorama pop/rap italiano: aveva un flow riconoscibile, un modo di stare sul beat e di alternare rap e canto che la distingueva nettamente dalla scena rap femminile di quel periodo. Funzionava tutto, e funzionava alla grande. Anche – e forse soprattutto – grazie alle produzioni del fratello Thasup, che non solo costruiva un suono fresco e personale, ma la influenzava positivamente anche nel modo di incastrare le parole.

Con Universo, il suo primo disco ufficiale, quello status lo aveva mantenuto solo a metà. In diverse tracce aveva già abbandonato quell’approccio più ibrido, più “suo”. Però c’erano ancora elementi delle Registrazioni che facevano innamorare: certe soluzioni melodiche che ricreava con la sua voce, certe metriche e flow. In questo nuovo disco, invece, quegli elementi sono praticamente spariti - l’unico brano in cui vive ancora quello spirito è niagara. Il suono si è appiattito, si è omologato ad un pop più immediato. Anche se dietro alle produzioni c’è ancora Thasup, il risultato finale suona molto più standardizzato, molto più vicino al mainstream italiano.

Anche se lato testi può aver fatto un passo in avanti, con una scrittura più diretta, comprensibile e personale - vedi il pezzo sulla madre - Mara ormai sembra una delle tante cantanti pop, e questo è il problema più grande: ha perso quella specificità che la rendeva diversa. Il talento c’è, e si sente. Ma oggi sembra incanalato in una direzione molto più sicura, molto meno rischiosa — e decisamente meno interessante.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: niagara

47
Tier 8° · Rank 403°
Cover di Quando meno me lo aspetto
34°

Quando meno me lo aspetto (2026)

Tiromancino

Pop

“Quando meno me lo aspetto” è il quattordicesimo disco dei Tiromancino. E’ un disco molto personale, che parla di momenti anche molto pesanti e tristi, vissuti, suppongo, in prima persona da Federico Zampaglione. Non è un disco pop “allegro”, è un disco molto emotivo, relativamente lento, con produzioni soft e una scrittura giustamente matura. Il difetto principale sono delle strumentali molto scarne, che non esaltano la voce di Federico e rendendo l’ascolto abbastanza “standard” per un disco pop.

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malinconico riflessivo

Miglior traccia: Il cielo

56
Tier 7° · Rank 384°
Cover di Anche Gli Eroi Muoiono
35°

Anche Gli Eroi Muoiono (2026)

Kid Yugi

Hip-Hop/Rap Horrorcore

“Anche gli Eroi Muoiono” è il terzo disco in studio del rapper pugliese Kid Yugi. Il suo album precedente, i “Nomi del Diavolo”, è stato il disco che ha accesso definitivamente la curiosità su Kid Yugi, che si è imposto come uno dei pochi della nuova scena rap giovanile con grandi capacità di scrittura, in un panorama dominato dalla drill e dalla trap. Purtroppo in questo nuovo disco c’è poca evoluzione, sia sul piano della composizione musicale sia su quello lirico. Fa il suo, lo fa abbastanza bene, ma non spicca. Ripropone sostanzialmente quanto aveva già fatto con il disco precedente.
Il concept dovrebbe essere quello di raccontare disilusioni e fragilità che colpiscono anche gli “eroi” o comunque le persone di successo, quindi con evidenti autocitazioni. Il tema del successo è un tema enormemente abusato nel rap. Kid Yugi ha sicuramente dalla sua parte una grande capacità di scrittura, con numerose citazioni sia letterarie che alla cultura popolare, ma spesso sembrano più fine a se stesse che al servizio della narrazione vera e propria. Anche nelle produzioni non ci sono elementi di vera originalità e non emerge un sound “Kid Yugi”: le strumentali potrebbero essere tranquillamente utilizzate da qualsiasi altro rapper della scena attuale. Rimane quindi un disco sufficiente ma non aggiunge molto valore alla sua discografia.

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aggressivo giocoso

Miglior traccia: Gilgamesh

60
Tier 6° · Rank 359°
Cover di Il sangue è pronto
36°

Il sangue è pronto (2026)

Neoprimitivi

Rock Kraut Rock Alternative Rock Ambient

I Neoprimitivi tornano subito con un secondo disco, dopo il loro esordio Orgia Mistero, pubblicato lo scorso anno. Imperterriti, continuano ad andare contro le logiche del mercato attuali, non solo per la scelta del genere ma anche per la modalità di “confezionamento del disco”: un’unica traccia lunga ben 38 minuti.

Il disco riprende il precedente e sembra farne quasi da sequel. Il suono è “mistico” e la sensazione è quella di partecipare ad un rito, al compimento di qualche atto divino. Il kraut-rock da spazio anche a fasi quasi ambient e contemplativi, per poi sfociare in momenti persino post-punk. In alcuni punti, quelli più “raccontati”, potrebbero quasi ricordare i primi CCCP.

Nonostante le ottime intenzioni, musicalmente, non è un disco che lascia troppo il segno. Potrebbe sembrare più una esperienza “one-shot” che un disco da ascolti ripetuti, sebbene qualche ascolto in più serva comunque per comprenderne meglio la struttura.

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sognante spirituale misterioso

Miglior traccia: Il sangue è pronto

70
Tier 5° · Rank 312°
Cover di TUTTO E’ POSSIBILE
37°

TUTTO E’ POSSIBILE (2026)

Geolier

Hip-Hop/Rap

Come affermato anche in alcune interviste, con questo disco Geolier aveva l’intenzione di portare un progetto più strutturato, che non suonasse come una playlist di pezzi. Tuttavia, il risultato finale non sembra così diverso. Come sonorità, non si è spostato troppo da quelle dei progetti precedenti - basi club, trap, qualche brano più pop o più old-school. Come liriche e flow rimaniamo nella confort zone, a parte qualche sperimentazione - vedi “Facil Facil” dove rappa “sussurrando” praticamente dall’inizio alla fine. Molto bello l’omaggio reso a Pino Daniele, che apre letteralmente il disco. Il disco riconferma Geolier come uno dei rapper più forti della scena in termini di tecnica e di stile ma non aggiunge altro.

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Miglior traccia: FACIL FACIL

56
Tier 7° · Rank 385°
Cover di FASTLIFE 5: Audio Luxury
38°

FASTLIFE 5: Audio Luxury (2026)

Guè

Hip-Hop/Rap

Possiamo dire tranquillamente che il quinto capitolo della saga dei Fast Life è uno dei migliori dischi di Gue. Il tocco di classe arriva dalla collaborazione con uno dei migliori producer della scena hip-hop mondiale, Cookin Soul. Il risultato è un progetto dalle strumentali ricche e dettagliate, “lussuose” come vuole il titolo.

E’ un mixtape che suona veramente hip-hop e Gue rappa a regola d’arte dall’inizio alla fine, regalandoci sempre le sue perle e le sue punchline di una “ignoranza raffinata” che solo lui e pochi colleghi riescono a raggiungere. Non troviamo testi impegnati ma non è chiaramente lo scopo del disco. L’obiettivo è trasmettere il lusso, la “vita veloce” che da il titolo alla saga.

Un elemento distintivo del disco sono le innumerevoli citazioni al Giappone, che non si fermano alla superficie - nessuna barra scontata sul sushi di medusa o sulla tataki di tonno - ma confermano che quella per il paese del Sol Levante è una vera passione e ammirazione. Inoltre, è un disco che ospita dei featuring di eccezione. Oltre alla figlia Celine, che con Loquito ci regala una vera hit, non si può non citare Freddie Gibbs, con cui è riuscito a realizzare un brano dal sapore veramente americano.

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trionfante giocoso rilassato

Miglior traccia: Intro

Hits: Intro, Think About It

89
Tier 2° · Rank 158°
Cover di Ferrum Sidereum
39°

Ferrum Sidereum (2026)

Zu

Rock Progressive Rock Progressive Metal Electronic

Disco puramente strumentale, con lunghe suite che mescolano rock, progressive metal, musica elettronica. Un bel mischione che a volte cattura l’attenzione - sopratutto nelle parti più “metalliche”, che richiamano il tema generale dell’album - a volte però annoia. L’album comunque è eccessivamente lungo, oltre l’ora senza particolari cambi, interludi o qualcosa che tenga alta l’attenzione durante l’ascolto. Forse tanto concetto ma scarsa realizzazione?

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Miglior traccia: Fuoco Saturnio

69
Tier 6° · Rank 318°
Cover di Trauma
40°

Trauma (2026)

Tony Boy

Hip-Hop/Rap Trap

Tony Boy rimane super prolifico e anche ad inizio 2026 pubblica un nuovo album. Meglio rispetto ad “Uforia”, sia per le produzioni di Waraiki - magari sperimentano meno rispetto a quelle di Sadturs&KIID ma risultano più “dritte” e comprensibili - sia per le performance vocali. In questo disco, ci sono meno effetti sulla voce, meno sbiascichi o lagne. E’ un disco dalle sonorità più cupe ed emotive. Non emerge particolarmente tra le uscite dell’anno ma si merita una sufficienza.

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riflessivo malinconico

Miglior traccia: Ansia 162

60
Tier 6° · Rank 363°
Cover di Quaglia sovversiva
41°

Quaglia sovversiva (2025)

Marco Castello

Pop Indie Pop Folk

Quaglia Sovversiva è il terzo disco ufficiale del cantautore Marco Castello. Gli va riconosciuta una scrittura davvero interessante e personale, con una notevole capacità di costruire storie tutt'altro che banali e un uso sapiente del dialetto siciliano — la rappresentazione quasi vignettistica dell'incontro dal benzinaio in Pompe acquista un sapore tutto diverso proprio grazie al dialetto — mai ostentato o forzato.

Anche gli arrangiamenti strumentali sono molto curati, con un approccio che strizza l'occhio al jazz e al folk.

Peccato che non tutte le tracce riescano a mantenere viva l'attenzione, altrimenti sarebbe potuto essere un disco ancora più compiuto.

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Miglior traccia: Pompe

Hits: Pompe

81
Tier 4° · Rank 229°
Cover di ERA L’INIZIO
42°

ERA L’INIZIO (2025)

Emma (Alessandro)

Pop Indie Pop Indietronica

“Emma” è il nome d’arte di Alessandro Muscogiuri, cantautore nato in Germania ma di origini pugliesi. È un artista molto particolare: questo disco, come altri suoi lavori, è stato prodotto interamente nella sua cameretta, senza il supporto di uno studio.

Il risultato è un progetto estremamente intimo, che ruota attorno alle sue fragilità emotive e psicologiche. Musicalmente è interessante, ma spesso difficile da decifrare: l’elettronica è spinta e onnipresente, ma anche destrutturata e poco lineare. A tratti lascia spazio a momenti più “pop” in senso classico, pur mantenendo sempre un tappeto sonoro fortemente legato all’elettronica.

Può risultare — per alcuni, me compreso — un disco dal basso replay value, ma resta comunque un ascolto che incuriosisce per l’approccio.

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misterioso riflessivo

Miglior traccia: !!!Non Sto Meglio!!!!!!

71
Tier 5° · Rank 292°
Cover di Elsewhere
43°

Elsewhere (2025)

Gemitaiz

Hip-Hop/Rap

Elsewhere è il quinto disco in studio di Gemitaiz. Rispetto ad altri suoi lavori, qui ha fatto un lavoro più completo sugli arrangiamenti, che deviano leggermente dallo standard del genere nel panorama italiano attuale.

Le produzioni sono infatti più ricche e stratificate del solito. Quelle firmate da Mace lo riconfermano come uno dei producer più forti del momento — il flauto dalle ispirazioni indiane in Flowman è un tocco di classe.

A livello lirico non si registra una grossa evoluzione, ma va bene così: Gem è sempre riuscito a essere allo stesso tempo tecnico, espressivo e intimo — a modo suo — fin dai primi lavori, e qui si riconferma.

Nel complesso, un progetto costruito con cura, con diverse tracce che si apprezzano e crescono con gli ascolti.

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Miglior traccia: Flowman

Hits: Flowman

82
Tier 4° · Rank 226°
Cover di GLORIA
44°

GLORIA (2025)

Paky

Hip-Hop/Rap Gangsta Rap

Paky arriva da un esordio fortissimo, Salvatore, dove aveva trovato l'equilibrio giusto tra pezzi banger — puro gangsta rap senza fronzoli — e momenti più introspettivi. Con questo nuovo disco ha cercato di replicare quella formula senza una grossa evoluzione, il che non è necessariamente un male.

La prima parte dell'album lo dimostra: tanti banger perfettamente nel suo stile, pezzi che gasano se il genere ti appartiene. Nella seconda parte decide invece di accompagnarsi a nomi della scena pop femminile che difficilmente si accosterebbero a lui, con risultati alterni. Il feat più inaspettato — con Alessandra Amoroso — si rivela però uno dei più riusciti: la sua voce melodica sul ritornello contrasta benissimo con una strumentale cupa, mentre Paky rimane fedele a se stesso nelle strofe senza snaturarsi.

Un plauso anche alla strofa di Yugi, sopraffina per flow e precisione metrica.
Nel complesso, un disco che si avvicina per livello a Salvatore, ma a cui manca l'effetto sorpresa dell'esordio — e quell'assenza si sente.

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angosciante riflessivo aggressivo

Miglior traccia: Dio Non C’è (feat. Alessandra Amoroso)

Hits: Dio Non C’è, Cattivo Esempio

67
Tier 6° · Rank 330°
Cover di Musica Triste
45°

Musica Triste (2025)

Emis Killa

Hip-Hop/Rap

Musica Triste, sesto disco in studio di Emis Killa, è un lavoro su cui si potevano nutrire aspettative molto basse, viste le ultime uscite dell'artista. È invece un disco tutto sommato riuscito.

C'è una certa varietà nelle produzioni, da pezzi più banger trap a pezzi più old-school o con un'anima più pop. Ma quello che colpisce maggiormente è il lavoro sui ritornelli: l'approccio è decisamente più hip-hop, e Emis sembra aver abbandonato il vizietto di scimmiottare le linee melodiche dei colleghi più giovani — Lazza su tutti.

Molti brani nascono chiaramente da riflessioni personali più sentite, come la title track, che è una sincera autoanalisi e disamina del proprio percorso artistico. Molto apprezzato anche il remake di Phrate dei Club Dogo — un omaggio che non suona né nostalgico né forzato.

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riflessivo giocoso

Miglior traccia: Musica Triste

Hits: Musica Triste

68
Tier 6° · Rank 322°
Cover di FUNNY GAMES
46°

FUNNY GAMES (2025)

Noyz Narcos

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Trap

Settimo disco in studio per il rapper romano, Funny Games partiva già con aspettative abbastanza alte: sia per il font del titolo che riprende il logo dei Death, sia per la copertina palesemente ispirata a Non Dormire, il suo disco d'esordio e uno dei lavori più importanti del rap italiano. La speranza era quindi quella di sentire di nuovo un progetto veramente horrorcore, o magari qualche campionamento di brani storici del death metal. Invece non troviamo nulla di tutto ciò.

C'è sicuramente un lavoro certosino sulle produzioni da parte di Sine, che cerca in qualche modo di ricreare atmosfere cupe, dark e horror, ma sempre con un filtro trap spesso molto evidente. Noyz dimostra comunque di essere un fuoriclasse, portando in campo le sue doti migliori: citazionismo estremo — Narcos Noyz rap / Slayer, the top / player / Esco sempre ad Halloween come Michael Myers — slang e tutta la romanità che lo contraddistingue.

Il problema del disco è che fatica a lasciarti qualcosa oltre a qualche traccia banger: pochi argomenti, o comunque spesso sepolti sotto troppe citazioni.

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aggressivo

Miglior traccia: Funny Games

71
Tier 5° · Rank 293°
Cover di Speriamo
47°

Speriamo (2025)

Venerus

Pop Contemporary R&B Indie Pop

Speriamo è il terzo album in studio di Venerus. Nel suo percorso artistico Venerus è riuscito più volte a sorprendere, distinguendosi come una voce “pop” fuori dagli schemi del panorama italiano, anche grazie alla capacità di recuperare elementi della canzone d’autore e rileggerli in chiave urban moderna — Sei Acqua, nel progetto precedente, ne era forse la sintesi perfetta.

In questo disco si percepisce invece una deriva più vicina al pop tradizionale, con una certa semplificazione anche nei beat. Liricamente però resta il Venerus di sempre: grande sensibilità, una dolcezza quasi “femminile”, ma mai forzata o costruita.

Nel complesso è un album piacevole, che in alcuni momenti riesce davvero a colpire. La chiave, ad esempio, ha una melodia nel ritornello molto riuscita, mentre Felini con Marco Castello — una sorta di “canzonetta” accompagnata da una chitarra acustica — dà proprio la sensazione di essere seduti attorno a un falò sulla spiaggia insieme a loro. Un minimalismo che però riesce a trasmettere tutta l’emotività necessaria.

Se non fosse per qualche passaggio un po’ più debole sul piano musicale, avrebbe potuto essere un altro piccolo capolavoro.

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sensuale rilassato riflessivo

Miglior traccia: La chiave

Hits: La chiave, Felini

72
Tier 5° · Rank 282°
Cover di Latte in Polvere
48°

Latte in Polvere (2025)

Papa V & Night Skinny

Hip-Hop/Rap Hardcore Hip-Hop Coca Rap Trap

Latte in Polvere è il disco giusto se si vuole rap volgarissimo, scorretto e coca-centrico — prendere o lasciare. Le basi trap sfondano i bassi e Night Skinny, rispetto ad uscite recenti, riesce nell'obiettivo di cucire attorno a Papa V il suono giusto: trap più diretta ma anche più stratificata, che lascia spazio alla grana vocale di Papa V senza sovrastarlo.

Bisogna però essere preparati a un linguaggio gratuitamente scorretto, che non cerca di impressionare tecnicamente ma di costruire la barra più rozza possibile — e qui è meglio non citare esempi.

I featuring si allineano a Papa V, ad eccezione di quello con Bresh: in un progetto tutto coca e mignotte, portarsi un po' troppo sul serio stona leggermente.

Nel complesso, un progetto che fa esattamente quello che promette — e se lo cerchi, ti diverte.

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giocoso aggressivo

Miglior traccia: Tic Tic Tac

Hits: Tic Tic Tac, Mossa Strepitosa (feat. Kid Yugi), Pura Purissima (feat. Nerissima Serpe)

68
Tier 6° · Rank 320°
Cover di La mia stella aggressiva si nasconde nelle virgole e nei punti
49°

La mia stella aggressiva si nasconde nelle virgole e nei punti (2025)

irossa

Rock Art Rock Contemporary Jazz

Questo disco dal titolo improbabile è il secondo progetto degli irossa. È un lavoro che richiede più ascolti per essere apprezzato fino in fondo.

Si muove tra alternative rock e suggestioni jazz, con innesti post-punk che gli danno un’identità abbastanza precisa e personale. A tratti ricordano i britannici Maruja, soprattutto per l’uso espressivo del sassofono, sempre ben integrato nel tessuto sonoro.


Un gruppo decisamente interessante, da tenere d’occhio per le prossime uscite. Menzione particolare per le tue dita ferme: l’esplosione sonora finale è davvero qualcosa di notevole, musicalmente parlando.

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giocoso sognante

Miglior traccia: Le tue dita ferme

Hits: Le tue dita ferme

75
Tier 4° · Rank 266°
Cover di Orbit Orbit
50°

Orbit Orbit (2025)

Caparezza

Hip-Hop/Rap Alternative Rap

Chi mi conosce sa che non sono un fan di Caparezza — eppure è impossibile ignorare la completezza e la maturità artistica dietro questo progetto.

Orbit Orbit è un concept album in cui l'artiste si racconta attraverso un espediente narrativo curioso: diventa il protagonista di un fumetto — pubblicato insieme al disco — che lo vede esplorare lo spazio e le sue stranezze. La connessione personale con il fumetto, che insieme alla musica gli ha salvato la vita, è fortissima, e affiora in una delle tracce migliori del disco, A Comic Book Saved My Life"vado dritto per la mia strada tra bulli e cazzoti, / sono un moccioso tra le merde, infatto sembro Arale / o una fusione di Mafalda con il puffo quattrocchi" — versi che restituiscono con ironia e tenerezza l'immagine del bambino diverso che trova un rifugio.

Il suono è compatto e ben curato, le tracce scorrono senza intoppi, alternando momenti più elettronici ad altri decisamente più emotivi e personali.

Nel complesso, un ottimo album rap che arricchisce davvero le uscite dell'anno.

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spirituale sognante

Miglior traccia: A comic book saved my life

Hits: A comic book saved my life

87
Tier 3° · Rank 187°